Italia
No del riesame, Giannetti resta in cella
Respinta la prima istanza di scarcerazione. L’avvocato Perfetti è pronto a presentarne un’altra entro la fine del mese
MASSA. Respinta l’istanza di scarcerazione di Ermanno Giannetti, ex direttore amministrativo della Asl 1 dietro le sbarre dal 23 maggio con l’accusa di peculato. La motivazione del riesame al no alla libertà è dovuta al fatto che l’indagato, per il buco di oltre duecento milioni dell’azienda sanitaria apuana, non ha chiarito agli inquirenti dove sono finiti i soldi che secondo la procura si è preso senza averne diritto. L’avvocato di Giannetti, Franco Perfetti, sta per presentare una seconda richiesta di scarcerazione. Anche perché il suo assistito è l’unico dei tre indagati - gli altri due sono gli ex direttori generali dell’Asl1 Vito Antonio Delvino e Alessandro Scarafuggi - a essere in regime di custodia cautelare.
Il primo a essere rimesso in libertà era stato Scarafuggi, per lui si è trattato della revoca dei domiciliari. L’ex direttore era rimasto in regime di custodia cautelare una settimana, con l’accusa di falso in atto pubblico. Il gip Giuseppe Laghezza aveva deciso di rimettere in libertà il medico accogliendo l’istanza del suo avvocato Federico Bagattini. Il giudice aveva ritenuto valide le obiezioni del legale, che aveva contestato le esigenze cautelari per il suo assistito chieste dagli inquirenti. Scarafuggi aveva accolto la notizia nella sua abitazione di Lastra a Signa. Nessuna festa, ma almeno la soddisfazione di potersi difendere da «uomo libero». «Ho sempre avuto la massima fiducia nell'operato della magistratura – aveva detto al Tirreno – che evidentemente ha recepito positivamente quanto da me riferito nell'interrogatorio di garanzia. L'esperienza degli arresti domiciliari è stata inattesa e dura e vorrei rivolgere un ringraziamento a quanti, amici, conoscenti, colleghi hanno, attraverso la mia famiglia, voluto manifestarmi la loro solidarietà ed il loro affetto». Il procuratore capo Aldo Giubilaro aveva impugnato la decisione di Laghezza, ma anche il Riesame aveva dato ragione al gip.
Dopo Scarafuggi era toccato a Delvino, anche lui ai domiciliari, essere rimesso in libertà. Era il 13 giugno quando il tribunale del riesame di Genova aveva accolto la richiesta dei difensori, Roberto Valettini, Luca Pietrini e Gianpaolo Carabelli. L’ex direttore generale dell’Asl1 di Massa aveva ricevuto la notizia nella sua casa di Pisa dove era ai domiciliari dal giorno dell’arresto. «Una buona notizia per Delvino e per la giustizia», aveva spiegato l’avvocato Valettini che non nascondeva la soddisfazione. Delvino è tornato in Puglia a svolgere l’attività medica. I giudici Anna Ivaldi, Maria Letizia Califano e Roberto Cascini non hanno rimesso in libertà Delvino solo per il venir meno delle esigenze cautelari, come il rischio di inquinamento delle prove o il pericolo di reiterazione del reato, ma sono entrati nel merito ravvisando il «difetto di gravità indiziaria». Gli indizi a carico dell’ex direttore generale, insomma, non erano tali da giustificare la sua detenzione. Un duro colpo per la procura.
Resiste, invece, l’impianto accusatorio nei confronti di Giannetti. Anche perché l’ex direttore amministrativo aveva ammesso di aver preso del denaro. Complicando il lavoro all’avvocato Perfetti. Ma ormai sono quasi cinque i mesi di detenzione e secondo il legale ci sono gli estremi per la libertà. La seconda richiesta di scarcerazione sarà presentata entro la fine del mese e sempre al riesame di Massa. Giannetti dovrà avere pazienza ancora per qualche settimana. E poi forse potrà ritornare a casa.
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