Il Tirreno

Bonifiche più rapide ripartono gli investimenti

Bonifiche più rapide ripartono gli investimenti

Con la “regionalizzazione” del Sin si riduce il perimetro delle aree vincolate Iglom, Sanac, Bario pronte a far ripartire progetti per 40 milioni di euro

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MASSA. A una svolta l’interminabile e complicatissima vicenda del Sin (Siti di interesse nazionale), cioè la questione della bonifica dei terreni inquinati della zona industriale.

La novità è che le competenze sul risanamento delle aree – circa 1.600 ettari, cioè l’intera zona industriale più vari appezzamenti fra Marina di Massa e Marina di Carrara – passano da Roma a Firenze, dal ministero dell’Ambiente alla Regione Toscana. Lo stabilisce la Finanziaria del governo Monti e il provvedimento riguarda tutte le aree Sin d’Italia, comprese dunque quelle toscane di Livorno, Piombino, Massa Carrara.

Primo effetto di questo passaggio di consegne è che il perimetro del Sin verrà rivisto e ridotto. La parte del territorio massese più vicina al mare, a valle dell’autostrada, per intenderci, sarà esclusa dai vincoli, anche se in alcuni punti, detti hot-spot, come la foce del Frigido e il tratto di mare della Partaccia più vicino al Lavello dovranno essere ancora analizzati ed eventualmente bonificati. Già questa modifica è importante perchè dovrebbe, tra l’altro accorciare i tempi per dare il via all’ultima tranche degli interventi anti erosione, quelli, appunto, nella zona della Partaccia.

Secondo effetto atteso dalla regionalizzazione del Sin è la velocizzazione delle procedure per bonificare e rendere utilizzabili i terreni che resteranno nel perimetro: il fatto che non sarà il ministero, dove affluivano pratiche di tutti i siti inquinati del paese (54), ma la Regione a gestire queste procedure, dovrebbe garantire tempi più brevi e certi. In sostanza: non si dovrebbero più vedere – come invece è avvenuto in questi anni – a prescrizioni del ministero che impongono alle aziende insediatesi in area industriale di dotarsi di costosissimi impianti di emungimento della falda acquifera, prescrizioni che i ricorsi al Tar presentati dalle stesse aziende sono state annullate in nome del principio “chi inquina, paga” (dove per “chi inquina” si intende il polo chimico smantellato negli anni 80-90).

Soprattutto, però, possono tornare a ragionare in termini di crescita e sviluppo tutte quelle aziende finora bloccate dai vincoli legati alle bonifiche. Nel 2008 erano 60 le imprese interessate a realizzare progetti industriali su aree “di interesse nazionale”. Alcuni di questi investimenti, anche importanti sono riusciti ad andare avanti, altri – complice anche la crisi – sono tramontati. Altri, sono ancora in attesa. La Iglom di Emilio Ricci è pronta a investire 15 milioni. La Sanac ha un progetto di 5 milioni di euro e uno, a più lungo termine di 10. La Bario ha progetti per 15 milioni. Ma per questi progetti c’è una specie di paradosso. Avendo da tempo avviato le procedure per ottenere la “liberazione” dai vincoli, continueranno a seguire le procedure dettate dal ministero. «Sì, probabilmente è opportuno che sia così – spiega il sindaco Roberto Pucci che da anni segue la vicenda – perchè attendere la riperimetrazione da parte della Regione comporterebbe tempi più lunghi». Il decreto di regionalizzazione del Sin, infatti, varato il 26 giugno scorso, deve attendere perlomeno la stesura del regolamento attuativo perchè possa diventare concreto. E, allora, meglio seguire la vecchia strada.

Claudio Figaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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