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nora facchini ricorda i genitori adolfo e pina

«Voi, quante cose ci avete insegnato»

«Voi, quante cose ci avete insegnato»

CARRARA. Nora Facchini, figlia di Pina Menconi e Adolfo Facchini, ha scritto questo ricordo struggente dei suoi genitori. «Eravate fatti l'uno per l'altra: sempre insieme, nella vita e nel lavoro, la...

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CARRARA. Nora Facchini, figlia di Pina Menconi e Adolfo Facchini, ha scritto questo ricordo struggente dei suoi genitori.

«Eravate fatti l'uno per l'altra: sempre insieme, nella vita e nel lavoro, la "politica". Sì la Politica, la bella politica, quella fatta con la testa e con il cuore, sempre dalla stessa parte. Ti rivedo, mamma, che non riesci a sopportare che a pagare siano sempre i soliti, i più deboli, gli anziani, le donne. Tu, mamma, che fin da piccola quasi ti vergognavi ad avere da mangiare tutti i giorni; e allora cercavi di compensare regalando il pane che tua nonna produceva e i tuoi giocattoli alle bambine più sfortunate dite. Tu, babbo, che avevi dovuto lasciare gli studi, quando il nonno era stato mandato al confino, e dopo la guerra non c'era stato altro che la via delle “cave”. La sera, ancora sporco di polvere bianca, andavi a studiare alle “serali”, sacrificando ore al sonno, per diventare l'uomo che saresti stato. Quell'uomo che alla Laurea di tua nipote si era espresso così: "Sono l'uomo più ricco del mondo!". Ricchezze materiali non ne lasciate. Ma ci lasciate le regole della vita, un'idea di società giusta e solidale, un desiderio di cambiamento: "La connessione sentimentale", come direbbe Gramsci, con quella parte di popolo che ne riconosce l'importanza; persino il legame di amicizia e solidarietà nei rapporti personali. Entrambi ci avete lasciato l'odio per l'indifferenza, per l'ipocrisia, per le ingiustizie evidenti, per quell'italianissimo detto "Tanto sono tutti uguali". Ma non sono tutti uguali: voi eravate diversi! Ci avete insegnato che la vita non finiva lì nelle nostre mura domestiche, ma che dovevamo guardare “oltre la siepe”, perché fuori c'era un mondo da scoprire, una rete di amicizie e familiare, che ci aiutava senza niente chiedere in cambio. Ci avete fatto amare la cultura, l'ambiente in cui viviamo; ci avete lasciato degli ideali e dei principi morali che niente e nessuno ci potrà far cambiare. Infine ci avete lasciato un gatto, un “povero gatto” come lo chiamavi tu, babbo, che come me non si è ancora arreso alla evidenza di non vedervi più tornare. Un abbraccio e un ringraziamento a tutti coloro che ci sono stati vicini in questo momento di grande dolore», conclude Nora Facchini.

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