Pianeta caccia: quel legame speciale fra squadre e cani
Alberto Cattani, tre beagol e un segugio maremmano: accompagnano le nostre giornate, non solo la domenica
CARRARA. Più della bravura del cacciatore, conta quella del cane.
La storia di amicizia tra cane e uomo si perde nella storia dei tempi, per rafforzarsi tra boschi e valli, canaloni e prati nel bel mezzo della natura spontanea.
E' un legame che va oltre il momento della caccia, e che continua a casa, con incredibile cura l'uno dell'altro.
Ogni giorno. Provate a chiedere ad un cacciatore: il cane è più importante (quasi) di fucili e cartucce vi risponderà. E non ci vuole molto a capirlo.
«Non sono solo un aiuto prezioso quando andiamo a caccia - racconta Alberto Cattani, geologo, tra i veterani della squadra 8 Castelpoggio - Sorgnano - accompagnano tutte le nostre giornate, domeniche e festivi compresi. Dedichiamo molto tempo alla loro cura alimentare e al loro benessere perché sono, prima di tutto, nostri compagni. Fanno parte della squadra. Sono un elemento fondamentale per la riuscita delle battute. Se hai dei cani bravi hai molte più chance di avere una giornata di caccia positiva, se hai cani meno bravi, pigri, allora rischi di tornare a casa senza aver sparato un colpo».
Cattani ha tre beagol e un segugio maremmano che "coccola" tutti i santi giorni ma non vuole essere chiamato «esperto: no, non sono un esperto. Amo la caccia, ed amo i cani».
Il ruolo di Cattani, nella squadra 8, quello del canaio o dei canettiere per usare termini cacciatori. Una sorta di regista: «Ogni squadra - racconta - ha uno o più canaio. Il loro compito è quello di coordinare la presenza dei cani. In percentuale il cane rappresenta l'80% di ogni battuta: se facciamo bene il nostro compito anche la cacciata andrà bene».
In un blog, scorrendo tra i tanti commenti, troviamo forse la definizione più romantica del ruolo del canaio che meglio di tutte ci racconta questa figura: «Il canaio scioglie i suoi coraggiosi cani, li incita, li sposta, li richiama, li aiuta in caso di pericolo, li soccorre in caso di incidente, ne riconosce ogni singola voce ed ogni sua sfumatura, li onora e ne canta le gesta eroiche con gli amici, a sera dinanzi al fuoco, per anni».
Il ruolo del cane non è sempre facile, ed accade, fortunatamente non spesso, scontri e faccia a faccia cruenti tra il cane ed il cinghiale imbufalito: «Succede che a volte qualche cane venga ferito dalla carica di un cinghiale perché il suo ruolo è rischioso. Il cane trova la traccia, arriva fino davanti alla tane ed inizia ad abbaiare in fermo. E' un lavoro di squadra. Ognuno ha un compito. I cani hanno quello di stanare il cinghiale e spingerli verso le poste. Ecco perché da loro dipende l'esito della battuta».
La squadra di Cattani, una delle 3 squadre del distretto 1 di Massa, Carrara e Montignoso è composta da 65 cacciatori ed opere nella zona di Castelpoggio, sul versante dei boschi di Carrara. Il punto di ritrovo in Piazza a Castelpoggio.
Il capo squadra, Luca Bonaldi, operatore ecologico e cacciatore da 30 anni, è proprio di lì, e ha esemplari di segugi maremmani ed italiani, due delle razze più adatte per la caccia al cinghiale. Anche lui è un canaio: «Il cane è un compagno di caccia e di vita - spiega - è un lavoro di squadra. Gli voglio molto bene e loro ricambiano con affetto. Si istaura una corta di empatia. Basta uno sguardo per capirsi».
Bonaldi è uno che ha tante storie di caccia da raccontare: «In 30 anni di caccia ne ho viste tante e di tutte i colori. Ma sono storie che si possono raccontare solo a cena. Usa così».
Il veterano della squadra 8 è Giancarlo Nicolai. Pensionato, ex marmista e meccanico nella sua vita, Nicolai ha ottenuto il permesso di caccia a 25 anni. «Ora ne ho 71 - racconta - e sono un pensionato cacciatore che non perde un colpo».
Giancarlo che caccia da 40 anni ed è stato responsabile della squadra 8 per tanti anni, si ricorda la sua prima giornata di caccia e la sua prima preda: «Una lepre a Fornovo - ricorda - come prima battuta si può considerare epica. Una lepre il primo giorno non è mica una cosa facile sai?. Il cinghiale più grande sarà stato 130 chilogrammi. Una bella bestia».
Nella sua squadra c'è anche il figlio, Giuliano, che di anni ne ha 37. «E' una passione che ci lega ancora di più - racconta orgoglioso - è bello camminare nei boschi con tuo figlio accanto. E' un'emozione che auguro di vivere».
Anche Luca Bonaldi, il capo squadra, caccia con il figlio Andrea. La caccia è una questione di famiglia.
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