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sanità, la Cgil

In 18 mesi 180 unità in meno «Qui mancano le ostetriche»

In 18 mesi 180 unità in meno «Qui mancano le ostetriche»

MASSA. Centottanta unità perse in diciotto mesi, niente nuove assunzioni a fronte dei pensionamenti, niente sostituzioni delle donne in congedo per maternità né dei dipendenti che usufruiscono della...

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MASSA. Centottanta unità perse in diciotto mesi, niente nuove assunzioni a fronte dei pensionamenti, niente sostituzioni delle donne in congedo per maternità né dei dipendenti che usufruiscono della legge 104. Che significa meno infermieri, medici, operatori sociosanitari, tecnici sanitari, servizi al collasso, qualità che rischia di diminuire, una parte di lavoratori dei servizi appaltati messi in cassa integrazione e servizi ridotti.

Il panorama sull’azienda sanitaria descritto dalla Cgil Funzione pubblica è nerissimo. Una situazione definita senza mezzi termini «grave», determinata da cause interne come il buco finanziario, ed esterne, quali i tagli dei governi Berlusconi e Monti.

Una situazione che, mette in guardia la Cgil, comincia ad avere «aspetti di criticità sia per gli utenti del servizio sanitario sia per i dipendenti», in attesa da oltre 20 mesi di discutere e definire l’assetto sociosanitario del territorio.

«Il rientro dal debito, messo in atto dall’attuale dirigenza aziendale, sta mettendo a rischio la qualità dei servizi», spiega Valerio Musetti della Fp Cgil. Un esempio di questa situazione allarmante è quello del dipartimento materno infantile. Dopo la chiusura dei punti nascita di Sarzana e Pontremoli, le nascite – spiega la Cgil – sono aumentate di 1.800 l’anno.

«Le ostetriche – denuncia Musetti – in numero insufficiente già a pieno organico, sono costrette a rinunciare ai riposi per garantire l’erogazione del servizio. A fronte di una dotazione organica sempre insufficiente, ad oggi abbiamo in servizio solo 17 ostetriche turniste e una part time, scopriamo che da mesi delle 5 gravidanze presenti la direzione ha pensato di ricoprirne solo una».

Il personale è in eccedenza oraria (anche oltre 100 ore) e di ferie. «Per garantirle – denuncia Musetti – frequentemente saltano il riposo; per garantire il servizio in seguito ad avvenute malattie viene saltato il riposo».

Altri esempi dell’effetto dei tagli sono, spiega la Cgil, la chiusura presso il distretto di Montignoso del servizio di cardiologia «con disagi ulteriori – spiega Musetti – per i cittadini anziani, oncologici, donne gravide e l’allungamento delle liste di attesa, anche per l’ecografia al distretto di Avenza interrotta da una settimana».

Il sindacato lamenta di trovare orecchie da mercante da parte dell’azienda di fronte alla richiesta di una corretta analisi dei reali bisogni per andare a risolvere eventuali criticità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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