Il Tirreno

Carrefour trema: contratto disdettato a rischio 35 posti

di Francesca Ferri
Carrefour trema: contratto disdettato a rischio 35 posti

Oggi la protesta pacifica dei dipendenti, poi due scioperi I sindacati: bisogna capire se vogliono vendere o chiudere

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MASSA. Niente più pausa retribuita, niente integrazione della malattia e nessuna maggiorazione per il lavoro domenicale. E addirittura 35, o forse di più, dipendenti che potrebbero perdere il lavoro da qui ai prossimi mesi. Il Carrefour ha disdettato il contratto integrativo nazionale, sottoscritto il 9 febbraio 2011 e che scadeva il 31 dicembre prossimo, un provvedimento che farà decadere, dal 1° gennaio prossimo, tutti i trattamenti migliorativi del contratto base e che getta una nube minacciosa sul futuro dell’ipermercato massese e dei suoi 298 dipendenti.

Il Carrefour – ospitato all’interno del centro commerciale MareMonti – è, dalla chiusura della Eaton, la più grande azienda privata sul territorio di Massa. Aperto nel 2000, quando la multinazionale francese ha acquisito l’Euromercato (inaugurato cinque anni prima), nel 2009 ha raggiunto quota 350 dipendenti.

Lo stesso anno, tuttavia, l’azienda ha avviato il primo procedimento di mobilità, seguito da un secondo, nel 2011, e dal terzo quest’anno. I primi due si sono conclusi con accordi sindacali in cui i lavoratori, pur di scongiurare la crisi, hanno accettato di lavorare 24 domeniche all’anno, di ricorrere alla mobilità volontaria laddove c’erano i requisiti e altre concessioni.

Sempre nel 2009, con le rappresentanze sindacali, i dipendenti avevano ottenuto un contratto integrativo – valido tre anni – che prevedeva, fra l’altro, il 100 per 100 della retribuzione giornaliera netta per tutto il periodo di malattia, una pausa di 15 minuti retribuita e un incentivo da 50 a 400 euro per il lavoro domenicale.

Il 27 settembre Carrefour ha però inviato la disdetta del contratto, «con la volontà – si legge nella nota inviata a tutte le sedi italiane – di proseguire nello spirito di confronto sereno, proficuo e collaborativo». In questo modo solo i primi tre giorni di malattia saranno coperti al 100 per 100, la pausa scompare e pure la maggiorazione per le domeniche.

Le parole dell’azienda sono suonate come una presa in giro alle orecchie di dipendenti e sindacati. Che ieri, in contemporanea in tutti i quattro ipermercati toscani (Massa, Pisa, Lucca, Calenzano) si sono riuniti in assemblea e, subito dopo, hanno indetto quattro conferenze stampa contemporanee. A Massa vi hanno partecipato Silvio Cerù, segretario provinciale Uil Tucs, Stefano Nicoli, segretario provinciale Filcams Cgil, Roberto Catelani, Fisascat Cisl, e i due delegati per Carrefour, Pierfranco Pelliccia per Cisl Fisascat e Antonio Mori per Cgil Filcams.

Tante sono le preoccupazioni, non ultima la scadenza, che si avvicina a passi da gigante, della cassa integrazione straordinaria a fine ottobre. I dati sul fatturato, d’altro canto, parlano chiaro: nel periodo luglio 2010-luglio 2011 Carrefour ha chiuso con un fatturato di 39.940.000 euro; al luglio 2012 la stessa casella del bilancio segnava 36.404.000 euro. Una perdita di 3 milioni in dodici mesi. «E non è colpa della crisi – tuona Catelani – perché la crisi c’è dappertutto, ma solo Carrefour è in questa condizione. Avevamo chiesto all’azienda di avviare una riorganizzazione interna e una politica dei prezzi per fronteggiare la concorrenza ma non l’hanno fatto». «Vogliamo capire di preciso se l’azienda sta facendo di tutto per vendere o addirittura chiudere – spiega Cerù – come sembra succederà a Calenzano e Lucca». Frena, però, Nicoli: «Siamo molto preoccupati, perché non c’è più personale che può uscire: la mobilità volontaria è già stata esaurita negli anni scorsi. Ma non crediamo che per Massa si profili una chiusura».

Un messaggio esce chiaro: le colpe dell’azienda non devono ricadere sulla testa dei lavoratori. «Alcuni hanno 40-50 anni – spiega Mori – e guadagnano 1.100 euro al mese; se perdono il lavoro, qui a Massa non lo ritrovano di certo».

Oggi intanto i dipendenti indosseranno per protesta un braccialetto con scritto “io sono disdettato”. Nelle prossime settimane sono già in preparazione due scioperi, uno di 4 e uno di 8 ore. E per quest’ultimo si aspetterà con tutta probabilità il periodo natalizio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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