Sicurezza
Scempio sulle Apuane denuncia all’Europa
MASSA. L’Europa intervenga per salvare le Apuane. Salvarle dall’estrazione selvaggia, dall’inquinamento acustico e delle sorgenti. Franca Leverotti, consigliere nazionale di Italia Nostra, ha...
MASSA. L’Europa intervenga per salvare le Apuane. Salvarle dall’estrazione selvaggia, dall’inquinamento acustico e delle sorgenti. Franca Leverotti, consigliere nazionale di Italia Nostra, ha inoltrato una richiesta di procedura di infrazione. Sul tavolo degli accusati, tra gli altri, la Regione Toscana e il Comune di Massa. E’ una denuncia - anzi, meglio, un vero e proprio studio con cartografie, foto, allegati - quella della professoressa Leverotti che da anni si batte per la salvaguardia delle Apuane.
Numerosi, e spesso necessariamente molto tecnici i rilievi. Intanto uno, anzi due, peccati originali. Il primo è che le «le cave situate nei bacini estrattivi del Comune di Massa sono tutte di proprietà comunale ma l’agro marmifero - rileva Leverotti - viene ceduto ancora oggi in base ad una legge del governo Estense del 1846 che presenta norme di carattere privatistico». Il secondo peccato, è che la cartografia delle aree estrattive nel Parco è sbagliata o meglio è grossolana e in base a questo le cave hanno avuto la possibilità di lavorare su superfici maggiori.
Tra i tanti rilievi riguardo il Comune di Massa, Leverotti punta l’indice sul piano acustico e sulla possibilità (altissima) di inquinamento delle sorgenti , ad esempio, del Frigido. «Recentemente il Parco ha concesso la riapertura delle cave Padulello - Biagi che sono in diretta corrispondenza della sorgente del Frigido a Forno».
Ancora più scottanti, se vogliamo, i rilievi sul piano acustico («affidato - si legge nella denuncia - alla società Cooperativa ambiente srl, consulente delle cave della Focolaccia e Padulello con incarico affidato dal dirigente senza gara pubblica»). Il piano acustico, sottolinea Leverotti, «ha classificato zona industriale l’area delle cave Padulello a 1400 metri e Focolaccia, cava di crinale, a 1600 metri, ignorando l’esistenza dei siti Sic (siti di interesse comunitario) e Sir (siti di interesse regionale) e ignorando sia la presenza nelle pertinenze del passo della Focolaccia della capanna bivacco Aronte costruita nel 1902 a 1642 metri»..
Sotto accusa tutta la politica attuata negli anni dal Comune riguardo le cave . «Il Comune ha consentito la riapertura - denuncia ancora Leverotti - di cave in zone vincolate e consentito l’alienazione di imponenti porzioni di montagna, di estensione superiore ai 100mila metri quadrati, senza nessun controllo del consiglio comunale per un prezzo irrisorio». In particolare «una parte di area soggetta a vincoli ambientali, con l’escamotage della classificazione a zona industriale è stata sottratta al controllo del Parco, a Forno e Casette nella zona del monte Castagnolo dove si trovano le sorgenti del Cartaro a cui è collegato l’acquedotto della città».
Leverotti, a proposito di escamotage, ricorda anche che vasti bacini marmiferi sono stati sottratti (vedi Carrara) al controllo del Parco «per una scelta politica della Regione, consenziente l’amministrazione comunale di Carrara». E ricorda, ancora, che il Parco Apuane, istituito nel 1985, «ad oggi è privo di un piano relativo all’area estrattiva».
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