Il Tirreno

Mirteto, gli amici aiutano Fialdini

Mirteto, gli amici aiutano Fialdini

Confermato l’acquisto del vino: «È con quei soldi che ho pagato l’automobile»

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Ogni volta che in aula testimonia un ex dipendente di Euroservizi, la ditta che si occupava della gestione del forno crematorio del Mirteto, si ha come l’impressione che in quel camposanto operasse una sorta di armata Brancaleone. Tutti facevano il lavoro di tutti, nessuno si prendeva responsabilità e nessuno si chiedeva perché quelle salme venivano impilate una sull’alta prima di essere bruciate. Non è scappato a questa che sembra sempre più una certezza neppure Giorgio Pelliccia, assunto con mansioni di operaio da Renato Alibani (titolare di Euroservizi), ma di fatto per quasi un anno custode del cimitero: «Nel forno faceva tutto Pucci, io ogni tanto passavo. Poi quando è arrivata Ariete a fare il lavoro di custodia sono stato dirottato nelle pulizie, ed è lì che ho scoperto che il registro delle cremazioni era stato spostato dal mio ex ufficio alla segreteria del forno». Pelliccia faceva il custode senza che nessuno gli avesse mai detto cosa fare: «Ho imparato da solo guardando lavorare un cococo del Comune. Non ci voleva molto, ma a me i regolamenti di polizia mortuaria non me li hanno mai fatti vedere. C’era Pucci che sapeva tutto». Poi sullo scandalo delle cremazioni Pelliccia è perentorio: «Per me sono tutti innocenti, io non ho mai visto niente di tutto quello di cui li accusate».

È stata quella dell’ex custode la testimonianza più importante di un’udienza che si è caratterizzata soprattutto per alcune richieste delle difese che hanno depositato degli atti in favore degli imputati (che il pm si è riservato di valutare). Hanno parlato anche tre amici di Renzo Fialdini, l’ex funzionario comunale coinvolto in questa vicenda. Tutti hanno giurato che era lui a comprare il vino per loro (la fattura presentata sfiora i duemila euro). Aspetto questo importante perché con i soldi degli amici poi Fialdini ha acquistato l’auto che secondo l’accusa gli è stata regalata da Alibani per chiudere un occhio su quello che accadeva al Mirteto.

Un incarico, quello dei servizi cimiteriali, che Fialdini aveva preso obtorto collo, come ha confermato Giuliano Rossi, dipendente del Comune: «Non ci voleva andare, quella riorganizzazione degli uffici tecnici aveva fatto arrabbiare tutti».

Infine la diatriba sui registri delle cremazioni, uno rosso l’altro marrone: non si riesce a capire chi li teneva e soprattutto chi avrebbe dovuto tenerli. Qualcuno dice anche di non averli mai visti. Intanto nella prossima udienza verrà affidato l’incarico a un tecnico di trascrivere il contenuto di alcune intercettazioni ambientali. Appuntamento il 7 novembre.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa