Il Tirreno

L’asta dei bagni non sarà fatta sui canoni

di Matteo Tuccini

Il ministro Gnudi nasconde ancora il decreto ma annuncia : «Saranno privilegiate le società di persone fisiche»

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MASSA CARRARA. Molte idee, quasi tutte confuse. E una sola certezza: le concessioni demaniali dovranno andare all’asta dopo la loro scadenza, prevista il 31 dicembre 2015. «Lo status quo non si può mantenere, ce lo chiede l’Europa».

Il ministro del turismo Piero Gnudi lo ha ribadito ieri per l’ennesima volta ai sindacati dei balneari, arrivati a Roma per un incontro che si preannunciava decisivo per le sorti degli stabilimenti. Ma così non è stato: Gnudi si è rifiutato ancora una volta di consegnare la bozza del decreto sulle spiagge. «Sarà pronto tra un mese», il consueto ritornello che i balneari si sentono ripetere da agosto. Poi, pungolato dai rappresentanti degli stabilimenti - e dai circa 500 concessionari che fuori dalla porta del ministero di via della Stamperia manifestavano la loro rabbia - ha toccato i punti principali, a suo dire, della riforma.

Concessioni: limiti e durata. Partiamo subito da un punto, che peraltro non rappresenta una novità: l’asta, anzi la gara a evidenza pubblica, non sarà fatta sui canoni. A vincere la concessione sarà chi propone l’offerta migliore, in termini di valorizzazione della concessione. Si pensa a un punteggio per la professionalità acquisita nel corso degli anni, a maggior ragione se questa professionalità proviene dal turismo balneare.

I titoli dureranno da un minimo di 6 a un massimo di 25 anni. Quindi ancora meno rispetto alle prime ipotesi (9-30). Inoltre - e questo è un aspetto che secondo il ministro tutelerà le piccole imprese - non si potrà dare più di una concessione allo stesso imprenditore nello stesso Comune. Questo, però, penalizzerà i balneari che già adesso hanno più concessioni sullo stesso territorio.

Le società di persone. Gnudi all’Ansa ha poi rivelato che verranno privilegiate le società di persone fisiche: «Solo a loro, o comunque a società con persone identificabili, saranno affidate le concessioni». E comunque, sostiene il ministro, dovranno essere le Regioni a definire nel dettaglio le procedure di assegnazione tramite evidenza pubblica. Peccato che queste - mèmori dalla fresca riforma del titolo V - abbiano già risposto picche.

Gli indennizzi. Infine, il risarcimento per chi perde il titolo. È questo, forse, il punto su cui il governo è più confuso. Ai sindacati e ai tecnici Gnudi ha spiegato saranno calcolati con una stima sui fatturati degli ultimi tre anni e dei prossimi tre: in pratica, i bilanci dal 2009 al 2015. Nel computo ci saranno anche le spese da ammortizzare: i mutui, per esser chiari. C’è poi la valutazione delle strutture, che sarà fatta con una perizia dell’Agenzia del Demanio.

Le reazioni. «È desolante - spiega in una nota la senatrice del Pd Manuela Granaiola - il fatto che il ministro non abbia risposto ad alcuna delle sollecitazioni fatte da molti parlamentari su quali azioni concrete fossero state fatte a Bruxelles per ottenere una deroga, o meglio una diversa applicazione della direttiva Bolkestein alle concessioni demaniali marittime per uso turistico ricreativo. Sconcertante invece la dichiarazione dello stesso ministro che il decreto deve essere approvato al più presto».

« Provo rabbia a vedere europarlamentari che, al contrario, prima dichiarano il loro appoggio alla categoria dei balneari e poi se ne dimenticano, una volta entrati nelle stanze dei bottoni, perché venduti al volere delle grandi multinazionali».

L'europarlamentare toscano della Lega Nord, Claudio Morganti, commenta così l'incontro e attacca il Governo che «dà per scontata l'applicazione della Bolkestein senza aver mai proposto soluzioni alternative a Bruxelles, come ha sottolineato spesso anche la stessa Commissione europea. Lo Stato -ha aggiunto -ha dichiarato che vigilerà sulle persone fisiche e sulle società che si aggiudicheranno le aste, ma vedendo come ha vigilato sulle infiltrazioni mafiose e camorristiche in diversi Comuni d'Italia, non c'è da stare allegri. Con le aste si corre proprio il rischio di spalancare le porte alla mafia, anche in questo settore».

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