Finanza
Morì schiacciato dal container: maxi risarcimento a moglie e figli
L’incidente si verificò nel piazzale della Tekno spedizioni e costò la vita al 58enne Claudio Bertolini A processo per omicidio colposo il legale rappresentante della ditta e i dipendenti addetit al carico
CARRARA. È morto nel settembre di due anni fa, al suo secondo giorno di lavoro, nel piazzale della Tekno spedizioni, in viale Galilei.
Claudio Bertolini, 58 anni all’epoca del tragico infortunio, era rimasto schiacciato dietro a un container, fra il cassone e un blocco di marmo, durante una normale manovra di carico. Morì, dopo un’ora, al pronto soccorso dell'ospedale: aveva il bacino stritolato. Un'emorragia interna gli ha arrestato il cuore.
Ieri in tribunale, davanti al giudice Cosimo Maria Ferri, si è aperto il processo per omicidio colposo a carico del legale rappresentante della Tekno, Giorgio Benfatto e due dipendenti, Massimo Attuoni (manovratore a terra al momento dell’incidente mortale ) e Salvatore Greco (il carrellista che stava caricando il container). Tutti e tre sono assistiti dai legali Guidugli e Tubolino.
Maxi risarcimento: le parti civili escono dal processo. Prima di entrare nel merito del processo è stata definita, davanti al giudice Ferri, la posizione delle parti civile: rispettivamente la moglie di Claudio Bertolini, Lucilla Giunti e i due figli, Niccolò di 35 anni e Thomas, di 30 (rappresentati dai legali Bonini e Alberti). La compagnia assicuratrice ha provveduto a definire un risarcimento di 448mila 900 euro a carico delle parti offese (che si erano costituite nella precedente udienza). Alla luce di questo risvolto di carattere civilistico le parti sono uscite dal processo. In tribunale, va avanti quindi l’aspetto penale legato alla vicenda.
La vicenda. Per Claudio Bertolini quello del 26 maggio 2010 è stato il secondo, e fatale, appuntamento con la morte: sei anni prima, quando lavorava ancora come camionista per la ditta Orlandi, una vipera era fuoriuscita da un container, in porto. E lo aveva morsicato. Per lui era cominciata una lunga odissea: il suo organismo era stato minato da quel veleno. Era diventato invalido. E così non aveva più potuto guidare i tir. Lavorava come manovale, per lavori di pulitura, sfalcio d’erba, nel piazzale della Tekno spedizioni: era la quinta volta che lo chiamavano, nei periodi di maggior lavoro. Non avrebbe dovuto occuparsi di caricare i container, quello lo facevano altri due colleghi: uno sul maxi carrello elevatore. Claudio si era messo a pulire il piazzale: a bruciare in un bidone di latta (trovato ancora caldo dopo l’incidente) arbusti, legni e sporcizia. All'improvviso, era andato a passare proprio dietro il container, a pochi centimetri dai blocchi di marmo. In quel momento il container in cui era già stato posizionato un blocco di una decina di tonnellate ha fatto uno scarto di circa trenta centimetri. Claudio, rimasto intrappolato, fra il cassone e il blocco, non ha avuto scampo.
Il tecnico Asl: bisognava verificare che fra i container non c’era nessuno. Il primo teste a sfilare davanti al giudice è stato uno dei tecnici Asl che hanno effettuato i rilievi al momento dell’incidente.
«Bertolini non aveva partecipato a corsi di formazione per la prevenzione degli infortuni e la sicurezza - ha riferito - E i due lavoratori che stavano eseguendo il carico avrebbero dovuto verificare che non ci fosse nessuno fra i container».(a.v.)
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