Attenzione
Bagni all’asta e nel 2024 tutti allo Stato
Si presenta a Roma il decreto concessioni: presidio (non autorizzato) degli stabilimenti di fronte alla sede del ministero
MASSA CARRARA. E’ arrivato il giorno della verità per gli stabilimenti balneari della costa apuo versiliese (e di tutta Italia). Oggi a Roma i ministri Piero Gnudi e Enzo Moavero Milanesi presentano la bozza di decreto che disciplinerà l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime: all’incontro, previsto alle 12 in via della Stamperia (nella sede del ministero degli Affari regionali, sport e turismo), parteciperanno i rappresentanti dei sindacati di categoria. Che però non saranno soli.
Presidio alla fontana di Trevi. Intorno alle 10,30, infatti, di fronte alla fontana di Trevi - che è a due passi dalla sede del vertice - si ritrovano i balneari in arrivo da tutto il Paese. Per un presidio che, come confermano i protagonisti, non è stato autorizzato dalla prefettura. Questo comporterà, probabilmente, qualche problema con le forze dell’ordine: ma i balneari sono più che mai decisi. «È in gioco il nostro futuro - dicono - vogliamo esserci».
Al termine dell’incontro, il sindacato Sib riunirà i suoi iscritti nella sede della Confcommercio in piazza Belli 2. Lì, a partire dalle 14, si terrà un’assemblea dove si discuterà di quanto emerso nell’incontro. E le eventuali contromisure. Il sindacato Fiba, invece, terrà un direttivo nella propria sede istituzionale, tra l’altro vicina a via della Stamperia. È chiaro che i due sindacati principali, assieme all’Assobalneari di Confindustria e alla Cna, decideranno con una sola voce la strategia di lotta.
Concessionari in ebollizione. Il clima tra i titolari degli stabilimenti ha raggiunto la temperatura massima. Lo dimostra l’ottima partecipazione ai due giorni di iniziative a Senigallia: per i sindacati lunedì si è toccato la vetta delle 2mila presenze, mentre ieri erano almeno 700 quelli che, nonostante la pioggia, hanno partecipato alla manifestazione contro la messa all’asta della spiaggia in nome della direttiva Bolkestein.
Il perché è semplice. Le voci che giravano da tempo sulla natura del decreto erano già negative. E indiscrezioni mostrano un quadro, se possibile, ancora più devastante per la categoria.
Incameramenti e indennizzi. Il decreto, così com’è concepito, non solo dà il via alle aste delle concessioni a partire dalla scadenza del 31 dicembre 2015. Ma impedisce anche a chi mantiene la concessione di salvare le propria impresa. Al balneare che vince la gara e che si vede rinnovare la concessione saranno dati altri 9 anni: dopodiché il suo stabilimento sarà incamerato dallo Stato. Ovvero nel 2024 tutto allo Stato. In questo modo, anche chi ha investito nel corso degli anni e chi si è sempre comportato correttamente, soprattutto nel pagamento dei canoni, verrà privato della sua attività.
E chi perde la concessione nel 2016? Avrà un indennizzo - pare - calcolato con una perizia dell’Agenzia del Demanio sulle strutture costruite. Cifre basse, si dice.
Via il personale.Ma un altro aspetto a dir poco sconcertante è il mancato inserimento della “clausola sociale” nel decreto. In pratica, non ci sarà l’obbligo di riassunzione dei dipendenti degli stabilimenti - bagnini e tutto il personale che dà una mano - che perdono il titolo. In sostanza il concessionario che subentra trova piazza pulita e nessun obbligo verso il personale.
«I politici ci aiutino davvero». Prima di arrivare all’Apocalisse dei bagni, però, ci sarà un passaggio parlamentare. Ed è qui che la classe politica, peraltro sempre più odiata dalla categoria (e non solo da quella) potrà veramente fare qualcosa, come promesso sin dal 2009. Perché a correggere il testo della riforma dovranno essere deputati e senatori delle commissioni Industria e turismo. Solo in quella sede il decreto legislativo potrà essere modificato. Altrimenti sarà legge dello Stato, né pù né meno.
«È ora che le promesse vengano mantenute - afferma Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale della Fiba - per quanto ci riguarda, non possiamo accettare in alcun modo questo piano di distruzione totale dell’economia turistica balneare».
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