Il Tirreno

Miele, il parassita del castagno non frena la produzione doc

Miele, il parassita del castagno non frena la produzione doc

Secondo gli addetti ai lavori sarà un’annata di qualità malgrado il raccolto sia ridotto dalla siccità Giovanna Zurlo dell’azienda «Di là dall’acqua»: è frutto della politica di recupero delle terre agricole

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FIVIZZANO. Produzione sottotono quest’anno per il miele di acacia Dop della Lunigiana, compensata però da quella sopra le aspettative del castagno. È così un po’ in tutta Italia, e in particolare nella Val di Magra e sui suoi monti dove si produce uno dei nettari più pregiati di tutta Europa.

«Sì, l’acacia è al di sotto delle aspettative in effetti - conferma Giovanna Zurlo dell’azienda agricola “Di là dall’Acqua” a Fivizzano - anche se devo dire che nel mio piccolo un po’ sono riuscita a produrne. Ma ad occhio e croce parliamo di meno della metà di quanto messo in vasetto l’anno scorso. Le cause? Visto che il problema si è presentato a tanti colleghi, credo che sia stata l’alternanza di caldo e freddo degli scorsi mesi a sballare il ciclo delle api».

La primavera (quando l’acacia fiorisce) è un momento topico per gli apicoltori che tentano di contrastare il naturale istinto dell’insetto alla sciamatura, ovvero a lasciare l’alveare. Con il caldo l’animale tende ad uscire dal suo “letargo” prima. «Per il castagno è invece una buona annata - continua - meglio dell’anno scorso quando l’imperversare del cinipide aveva fatto segnare il passo un po’ a tutti. Il parassita impoverisce proprio il fiore che quindi non dà nettare e per noi è un disastro. Devo dire che nonostante le previsioni è andata piuttosto bene, forse anche grazie all’introduzione del suo antagonista naturale. Ecco, forse non sarà un castagno puro al cento per cento, ma sarà sicuramente di buona qualità».

Il miele d’acacia è tradizionalmente più costoso di quello di castagno, anche se la scarsa produzione di questo aveva negli scorsi anni parificato il prezzo. Per la prossima stagione la differenza di prezzo dovrebbe tornare a farsi sentire vista la scarsa offerta del primo. «Su qualche supermercato ho già visto i prezzi leggermente saliti - conferma Zurlo - come ci si aspetta. Anche se qui da noi ogni anno nascono nuovi produttori, magari anche solo amatoriali, e questo potrebbe compensare la perdita di quantità. Frutto della politica di recupero delle terre agricole e del fatto che qua si fa un miele come pochi. Non è un caso che è stato il primo in Italia a ottenere la denominazione Dop. Qua le api raccolgono nei boschi, in un territorio dove non c’è industria e dove non c’è agricoltura spinta con uso di prodotti chimici».

Finito l’impegno con la natura per produrre il nettare dorato, ora la battaglia è rivolta contro le contraffazioni. «Mi aspetto di vedere gli scaffali dei negozi meno pieni di vasetti di miele d’acacia - dice Zurlo - anche se c’è da dire che l’Italia importa molto dall’estero. Ma è importante leggere bene le etichette sempre. Quando a casa si apre la confezione, un miele prodotto ancora come si faceva un tempo e in un territorio poco antropizzato, lo senti subito al palato».(a.b.)

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di Redazione web