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In 250 aspettano ancora un posto

In 250 aspettano ancora un posto

Ma sulla cig e la mobilità incombe lo spettro del lavoro al nero

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MASSA. A quattro anni dalla chiusura, sono 250 su 345 gli ex dipendenti ancora in attesa di un impiego. Un numero imprecisato in questi anni si è arrangiato con qualche lavoretto al nero, una scelta a volte obbligata, a volte calcolata per non perdere gli ammortizzatori sociali.

«Onestamente l’argomento del lavoro al nero non fa bene al messaggio che vogliamo dare», spiega Michele Folloni, 39 anni, ex Rsu Eaton. «Noi – prosegue – vogliamo un’occupazione degna di tale nome per chi ha perso il lavoro alla Eaton. Qui c’è chi paga il mutuo, chi ha da mantenere i figli che studiano. Tanti ex dipendenti stanno sospendendo la mobilità per tentare di rientrare nel mondo del lavoro con contratti stagionali. Ma a volte i tentativi non vanno a buon fine».

Magari si accetta un lavoretto, si perde la mobilità e poi, però, si perde anche quel lavoretto. «È un rischio – spiega Folloni – anche se aspettare da quattro anni una nuova occupazione è deprimente. Nonostante ciò gli ex lavoratori continuano a venire all’assemblea che, da quattro anni, organizziamo il mercoledì. Ciò significa che vogliono lavorare; non si può vivere di soli ammortizzatori sociali».

Se di colpe si deve parlare, spiega Folloni, si alzi lo sguardo su una prospettiva più ampia. «Perché all’interno dell’Unione Europea deve esserci una multinazionale che chiude qui in Italia e apre in Polonia? Perché non ci sono regole uguali per tutti? E che fine hanno fatto gli impegni che la Eaton aveva preso con il Ministero per trovare altri compratori per la fabbrica?». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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