Il Tirreno

«Boicottaggio per fermare la vendita delle case Peep»

«Boicottaggio per fermare la vendita delle case Peep»

La vicesindaco Martina Nardi denuncia «manovre politiche e voci false» contro l’operazione che potrebbe portare 8 milioni nelle casse comunali

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MASSA. «Da settimane sento girare voci incredibili sulla cessione dei diritti di superficie; voci che dicono cose false, mirate a mettere in cattiva luce l’amministrazione, tese a frenare l’adesione dei cittadini interessati a questa iniziativa. Un boicottaggio». Martina Nardi, vicesindaco e assessore all’Edilizia privata, non usa mezzi termini per denunciare quella che potrebbe essere, lei dice, una “manovra” di carattere politico contro la trasformazione dei diritti di superficie in diritti di proprietà degli immobili Peep e simili.

La Nardi, in verità, non ha prove o elementi concreti e neanche nomi da indicare come possibili autori della manovra – «se li avessi, agirei altrimenti» – ma vuole bloccare questo che più volte chiama boicottaggio. «Vanno in giro a dire, ad esempio, che il Comune farà pagare la sala consigliare dove saranno ospitate le assemblee dei proprietari. Falso, ovvio, ma la voce circola come un invito a disertare gli incontri con l’amministrazione».Le proposte di assistenza, poi. «Alcuni patronati e operatori del settore immobiliare (esperti di diritto condominiale ecc. ) si sono fatti avanti, in modo autonomo, proponendo agli interessati un supporto per le pratiche. Ebbene, qualcuno subito va a dire che il Comune “ci guadagna” o ha qualche interesse nascosto in questa iniziativa». Così come per la questione notai: «Abbiamo chiesto all’ordine dei notai di concordare un prezzo agevolato per gli atti di compravendita. Ci hanno risposto che ciò non è possibile; alcuni studi notarili, comunque, ci hanno trasmesso dei preventivi di massima e noi, chiaramente, li mettiamo a disposizione degli interessati. E anche su questo sento chiacchiere malevole e infondate...». Insomma, un boicottaggio.E «di matrice politica», è convinta la vice sindaca: «Non saprei come altro definire questo tam-tam di notizie false e tendenziose mirate a bloccare questa operazione che, viceversa, sta andando molto bene. Forse dà fastidio a qualcuno».

La possibilità di trasformare i diritti di superficie in “vera proprietà” è del resto una manovra capace di muovere milioni di euro. Si tratta di questo: nei decenni passati molti massesi, circa 800 famiglie “si sono fatti la casa” formando cooperative con imprese, costruendo su terreni ceduti dal Comune a titolo gratuito per 99 anni. Ottenendo così notevoli risparmi. Il problema è che oggi sono proprietari dell’immobile ma non del terreno su cui esso è stato edificato. Se vogliono vendere, dunque, devono rivolgersi al Comune, che fissa il prezzo, che è molto più basso di quello di mercato. Ora l’amministrazione comunale offre la possibilità di acquistare i diritti anche sui terreni e di ottenere, con il pagamento di un ulteriore contributo, anche l’eliminazione del tetto massimo alla valutazione della casa. In sostanza:se oggi un appartamento tipo viene venduto a 1.400-1.700 euro al metro (per un alloggio di 85 metri sono 150-160mila euro, con l’acquisizione dei diritti di proprietà e l’eliminazione del tetto, la quotazione potrebbe salire a 3mila euro al metro, cioè circa 250mila euro. Spendendo una cifra fra i 6 e i 20mila euro (la media è di 14mila) per la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà e altri 2-6mila euro per l’eliminazione del tetto di valore massimo. Costi che possono essere “scontati” grazie alle agevolazioni proposte dal Comune (vedi box). Un potenziale vantaggio per i proprietari (con 20mila euro di esborso la loro casa aumenta di valore di 100mila euro) e un potenziale incasso del Comune di 8-10 milioni di euro.

Una lettera dei condomini di Camponelli sostiene però che i costi sono troppo alti: «Il Comune di Carrara faceva pagare 3-5mila euro, qui a Massa tre volte tanto». Replica la vicesindaco: «Vero, a Carrara si pagava meno. Ma oggi c’è legge, e noi quella applichiamo. Tuttavia diamo uno sconto anche del 25% per gli edifici più vecchi e la possibilità di rateizzare. Palazzo civico ha rinunciato a circa 2 milioni di introiti con queste agevolazioni. Non mi pare poco...».

Claudio Figaia

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