Il Tirreno

Zubbani

«Un cambiamento che va trasformato in opportunità»

CARRARA. «Il più grande manufatto per la produzione di energia elettrica mai trasportato al mondo, prodotto a Carrara, imbarcato su una nave giapponese alla volta dell’Australia, è l’emblema di una...

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CARRARA. «Il più grande manufatto per la produzione di energia elettrica mai trasportato al mondo, prodotto a Carrara, imbarcato su una nave giapponese alla volta dell’Australia, è l’emblema di una città nel sistema globale dei mercati». Ecco una lunga riflessione del sindaco Zubbani. «In un territorio che perde posti di lavoro e competitività il mostro semovente getta indubbiamente un ponte verso un futuro che fa un po’ meno paura. Il valore anche in termini occupazionali ed economici che l’impianto ha comportato per il territorio è noto anche se le aspettative per il futuro sono sicuramente più alte di ciò che abbiamo avuto».

« Le mille riserve sugli impatti sono in parte legittime ed in parte molto strumentali perché Carrara non è Taranto e Nuovo Pignone non è Ilva, la sfida qui corre sulle aspettative di lavoro, sicurezza e qualità ambientale. Carrara viene a collocarsi al centro di una sfida mondiale, che coincide con quella per la ricerca di un nuovo modello che non ne impoverisca patrimonio, identità e storia. Le dimensioni ci offrono prima di tutto la suggestione di una partita che si gioca in campo aperto, sotto gli occhi di tutti, niente stanze segrete, niente decisori occulti, la città osserva e vigila. Bene ha fatto l’azienda a scegliere di aprire i cancelli alle scuole ed ai cittadini, a mostrare il campo da gioco e quello che da lì si può vedere».

«Siamo chiamati ad affrontare il cambiamento, a metabolizzarlo, ad integrarlo nel sistema locale cercando di non farci sorprendere, di non lasciare che si governi da solo. Questi “oggetti” che partono contribuiranno a disegnare nel mondo (e lo stanno già facendo) un nuovo profilo della città del marmo, si tratta di un cambiamento che va trasformato in opportunità».

«Sento la responsabilità di lavorare con i miei concittadini a costruire un futuro che vorremmo durevole per i figli di questa terra». «Cercheremo di impegnarci a costruire una filiera più corta, sicura e trasparente, affinché questo gigante e quelli che seguiranno portino ricchezza senza restare estranei alla città».

«Attenzione però, quello che accade sul fronte del porto ci deve servire da esempio per riavvicinare la montagna e le sue ricchezze mai assaporate alla città, ripensare il marmo come risorsa materiale ma anche culturale, fruibile, amica, commercializzabile nel mondo come bene immateriale, l’unico bene durevole. A Carrara non è tempo di antipolitica, il gigante è in movimento e noi dobbiamo condurlo per mano verso un futuro di successo, per lui e per tutti noi».

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