Il Tirreno

Primarie, rischio overdose alle urne anche otto volte

di Claudio Figaia
Primarie, rischio overdose alle urne anche otto volte

Consultazioni interne, di coalizione, nazionali e locali : quasi un ingorgo Il Pd cerca il suo candidato sindaco. Tra i papabili Lara Venè e Cesare Ugolotti

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MASSA. Si attendevano fuochi d’artificio, scontri epocali, disfide all’ultimo insulto. Invece niente: la campagna elettorale non decolla, il dibattito politico in città è poco meno che asfittico, i possibili candidati a sindaco se ne stanno coperti, in attesa; le trattative vengono condotte sotto traccia, senza clamori. Gli avversari di quattro anni fa – il Pd e i “pucciani” – anzi, si mandano (timidi) segnali di pace. Eppure mancano meno tre mesi alle annunciate primarie di coalizione per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra e sei mesi al voto amministrativo.

Il fatto è che ci sono ancora troppe incertezze nello scenario politico nazionale e, di riflesso, in quello locale.

Sulle primarie, ad esempio. Il Pd e gli alleati che già hanno sostenuto il Zubbani bis a Carrara, cioè Psi, Pri, Rifondazione, hanno detto chiaro – e si tratta di un’apertura significativa –, che vogliono le primarie, le vogliono di coalizione e aperte. Anche ad associazioni e movimenti, 28 Aprile compresa. E hanno pure indicato la data: entro metà gennaio.

I Democratici, questa è più o meno la linea del segretario comunale Cesare Ugolotti, intendono arrivare all’appuntamento con un candidato unico. «Non possiamo permetterci nuovi casi Genova o Palermo, dove il partito si è presentato con più nomi ed è stato punito», è il ragionamento del segretario (e non solo si esso). Già, ma come individuare il candidato del Pd? «Con un percorso interno che porti alla sintesi su un nome, condiviso dalla grande maggioranza di un partito. Oppure, se ciò non sarà possibile, con primarie di partito», spiega lo stesso segretario. E qui le cose si complicano. Perchè sulle primarie interne ci sono nel Pd posizioni differenti. Per alcuni dovranno essere riservate a chi è del Pd, vale a dire agli iscritti o comunque a chi aderisce al partito: “Almeno chi sarà il candidato di partito fatelo decidere al partito”, è il ragionamento sotteso a questa posizione. Un’altra parte dei Democratici sostiene invece che anche queste elezioni dovranno essere aperte non solo ai militanti ma anche a simpatizzanti ed elettori “di area”. Una tesi, quest’ultima che punta (anche) a evitare che il candidato venga scelto dai “signori delle tessere” del Pd locale.

Non solo: quali saranno le regole delle primarie? Uno o due turni? Registrazione degli elettori, albo dei votanti? «Credo che la coalizione si uniformerà alle regole decise a livello nazionale», dice ancora Ugolotti. Il risultato, però, potrebbe essere una overdose di urne. Teoricamente, se ci sarà il doppio turno, un elettore del Pd potrebbe essere chiamato al voto ben otto volte da qui ad aprile: al primo e secondo turno per le consultazioni di partito, al primo e secondo turno per le primarie di coalizione locali; al primo e secondo turno per le primarie del centrosinistra nazionali e poi ancora due volte (in caso di ballottaggio) per le elezioni “vere” del sindaco. Il tutto senza contare le elezioni politiche nazionali. Roba da perdere la voglia. Probabilmente non sarà così perchè c’è l’opzione di un election day di primarie locali e nazionali, perché non è detto che ci sia sempre bisogno di due turni, perché è possibile che il Pd scelga il suo candidato senza ricorso al voto. Qualcuno, anzi, scommette che le primarie (locali) proprio non ci saranno, perché tutti le invocano ma tanti le temono. E che il candidato del centrosinistra sarà deciso dalle segreterie dei partiti.

E poi, i candidati. Nel Partito democratico circolano diversi nomi. Quello di Lara Venè, assessore provinciale alla Cultura, distante dal gruppo dirigente ma vicina alla base. Unica donna, almeno per ora, nel totosindaco, la Venè si limita a dire: «Quale formula di primarie vorrei? Le più aperte possibile, dobbiamo includere, non escludere i cittadini». C’è, inoltre, l’eterno Norberto Ricci, della cui candidatura si parla a ogni tornata e che stavolta potrebbe davvero scendere in campo. Scaldano i muscoli anche Emanuele Bertocchi e Domenico Ceccotti e, forse, lo stesso Ugolotti. Il quale però smentisce: «Compito del segretario è scegliere il candidato, non fare il candidato».

Sullo sfondo, ancora la politica nazionale: se, per ipotesi, la soppressione delle Provincia saltasse, gli equilibri territoriali dovrebbero essere rivisti; e se a livello nazionale l’intesa con Sel saltasse, le ripercussioni si avrebbero anche qui. Sono anche questi “se” a indurre molti all’attesa ed è anche per questo che la campagna elettorale non si accende.

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