Il dolore
Omicidio Giacomelli, due ergastoli
Durissima condanna perAntonio Silvestro e Antonio Lanzano alla sbarra per l’uccisione del consigliere comunale
LASPEZIA. Due ergastoli.
Ieri pomeriggio poco dopo le 14 è arrivata la sentenza sull’omicidio di Andrea Giacomelli, il consigliere comunale di Castelnuovo Magra ucciso la mattina del 30 dicembre 2010 mentre si stava recando al lavoro nel bar che gestiva nel centro commerciale La Miniera.
Alla sbarra Antonio Silvestro (difeso dall’avvocato Simona Dell’Amico del Foro di Massa) e Antonio Lanzano (il suo legale è Marco Agenziano del Foro della Spezia), rispettivamente 42 e 23 anni, con l’accusa di omicidio premeditato in concorso e porto abusivo d’arma.
Il Gup Marta Perazzo (pm Federica Mariucci), dopo neppure due ore di camera di consiglio, ha letto la sentenza.
Una sentenza che i tantissimi castelnovesi presenti (tra i parenti e gli amici di Giacomelli anche il sindaco, Marzio Favini) auspicavano da tempo, ossia da quel gelido giorno di fine anno in cui “Giacò” venne ucciso a colpi di pistola.
Una sentenza netta accolta dai presenti con commozione e compostezza come una liberazione da un incubo. «Nessuno ci ridará indietro l’amico Andrea, ma almeno la giustizia è stata fatta - questo il commento del sindaco Favini - siamo soddisfatti del lavoro svolto dalle forze dell’ordine, dai magistrati, dagli avvocati».
Oltre all’ergastolo per i due imputati, interdetti anche dai pubblici incarichi (a Silvestro è stata tolta la patria potestá), è stato condannato a un anno il terzo uomo coinvolto nei fatti, ossia Silverio Gennaro, accusato di favoreggiamento, il quale aveva già concordato la pena.
Soddisfazione anche il Comune di Castelnuovo Magra che si era costituito parte civile, rappresentato dall’avvocato Alessandro Silvestri: il giudice ha riconosciuto all’ente un risarcimento di 80mila euro.
Quasi sicuramente per scongiurare la perdita della patria potestá, prima della sentenza Silvestro ha letto una dichiarazione spontanea dove ha chiesto scusa per quanto fatto, ma ha spiegato che aveva agito in quel modo perché sapeva «che Andrea trattava male i suoi figli». L’avvocato difensore, ha inoltre ha letto una lettera della ex moglie Rita Castaldo (divenuta la compagna di Andrea Giacomelli) che spiegava come l’ex marito era un padre premuroso e affidabile. Tutto quanto non é servito.
Silvestro e Lanzano sono arrivati in aula scortati dagli agenti della polizia penitenziaria. Processo a porte chiuse e quindi i tanti presenti hanno atteso fuori l’evolversi dei fatti, mentre all’interno veniva ripercorsa quella tragica mattina.
Colui che è stato ritenuto l’autore materiale del delitto, scaricò addosso a Giacomelli sette colpi di pistola. Ritenuta determinante la complicità di Lanzano che accompagnò Silvestro nel viaggio di andata e ritorno da Afragola (Napoli) a Castelnuovo Magra. Una partecipazione che forse gli sarebbe stata utile per scalare posizioni nella malavita di Afragola.
E mentre in aula gli avvocati difensori tentavano l’estrema carta per alleggerire la posizione dei lorto assistiti, all’esterno cresceva la tensione fra chi era arrivato alla Spezia per conoscere in tempo reale l’esito del processo.
Poi l’urlo liberatorio di parenti e amici quando è stata scandita la parola “ergastolo”.
«Anche se niente e nessuno ci darà il nostro Andrea, ora possiamo davvero dire che giustizia è stata fatta» hanno detto tra le lacrime i genitori, Roberto e Viviana, accompagnati dalla sorella di Giacomelli, Cristina.
Presenti anche molti aderenti agli “Amici di Giacò”, con tanto di maglietta dell’associazione. Volano anche alcuni insulti all’indirizzo dei due condannati, ma la situazione resta sotto controllo, frammista a rabbia e amara soddisfazione.
Fabrizio Palagi
Federico Ricci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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