Finanza
«Ogni volta che piove incrocio le dita»
Parla Barbieri, responsabile della protezione civile apuana: abbiamo risolto le emergenze, ma il territorio resta fragile
MASSA. «Il nostro territorio ha già pagato dazio in questi anni, i numeri lo dicono. La speranza è che quest'anno il clima abbia pietà di noi e ci dimentichi. Non dico di colpire altrove, dico di non colpire affatto. Nonostante questa premessa ammetto che quando piove con insistenza soltanto vedere quell'acqua che viene giù qualche brivido lungo la schiena me lo fa correre». A parlare è Gianluca Barbieri, dirigente addetto alla protezione civile della Provincia di Massa-Carrara.
È una disamina molto onesta quella di Barbieri. Fatta da uno che ha la coscienza a posto: «Abbiamo messo in sicurezza tutte le criticità che avevamo. Dove si sono staccate delle frane e dove si sono creati degli smottamenti non ci sono più pericoli. Ma il nostro resta un territorio molto fragile. Pensate che nel 2009 soltanto nel Candia abbiamo dovuto fronteggiare più di duecento frane, in Lunigiana invece più di quattrocento. Tutto non riusciamo a fare, non solo per le risorse che abbiamo a disposizione. Per questo mi auguro che il maltempo per questo 2012 ci risparmi. Lo faccio avvalendomi della legge dei grandi numeri: possibile che se deve succedere un disastro deve essere per forza in casa nostra? Noi abbiamo già dato, e non vogliamo che al posto nostro debbano dare altri. Un anno di tregua, così si può programmare e lavorare su quello che dobbiamo ancora sistemare».
Di lavoro ne è stato fatto davvero. Anche perché quella notte del 31 ottobre 2010, costata la vita a un uomo di 45 anni (Mirteto), che voleva solo difendere l'abitazione dei suoi genitori, e a una mamma che dormiva abbracciata al suo bimbo di appena due anni (Lavacchio), è stata uno schiaffo a mano aperta sul viso di tutti noi. Una notte di lutto e di insegnamento. Una sorta di pagina zero. Da lì si è ripartiti e Barbieri è stato uno dei protagonisti di questa consapevolezza di doversi rimboccare le maniche.
«Però non illudiamo nessuno - continua -. Le emergenze sono state affrontate, ma questo è un territorio che è davvero fragile come il cristallo. Per questo già le previsioni di burrasca mi mettono in allarme. Vediamo cosa accade». Il monitoraggio del territorio comunque continua, praticamente senza sosta. Perché ormai lo sanno tutti: la prevenzione è l’unico modo per evitare le tragedie che si sono verificate negli anni passati.
Il periodo peggiore per frane e smottamenti, arriva da metà ottobre e di solito si conclude nella prima decade di dicembre: una forbice temporale che oscilla a seconda delle temperature (più fa freddo più il terreno tende a stare fermo).
La legge dei grandi numeri, invocata dal responsabile della protezione civile apuana, può davvero venire incontro. Massa sembra essere più al riparo di altre realtà, la Lunigiana invece qualche preoccupazione in più la regala all’uomo che deve garantire l’incolumità di duecentomila persone. Non resta che attendere le piogge autunnali, che secondo le previsioni dovrebbero ritardare ancora qualche settimana. E poi sperare in questa benedetta legge dei grandi numeri. Va detto però che anche negli anni passati si è sempre detto che non può sempre piovere nel solito posto. E invece poi accadeva lo stesso.
«Ma noi abbiamo lavorato bene dove c’era da intervenire. L’importante è avere fiducia», conclude Barbieri.
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