Sicurezza
Legambiente a Rossi: sulle cave, avanti così
L’associazione suggerisce: introdurre il divieto di accordi con gli industriali ed eliminare l’arbitrato
CARRARA. Legambiente, con un lettera aperta, si congratula con il presidente della Regione, Enrico Rossi, per il fatto che si sta revisionamdo la legge quadro sulle cave 78-98; dall’altro, lancia un appello perché non si attenuino le attuali novità.
«Lodevole - si afferma - è l’esplicito riconoscimento che le leggi estensi sono decadute, come disposto dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 488/95) ma, in pratica, non attuato. Oggi, infatti, appigliandosi alla mancanza di esplicita dichiarazione in tal senso nelle LR 78/98 e LR 104/95, le cave, che rivendicano il titolo di beni estimati (recentemente proliferate in numero e superficie) non pagano alcun canone di concessione e ne pretendono la perpetuità. Eppure il Comune di Carrara si è pesantemente indebitato per decenni per realizzare la strada dei marmi che, pur essendo ad uso esclusivo dei camion del marmo, è interamente pagata dai cittadini: per la quale situazione, siamo giunti al paradosso di una città che, anziché ricavare ricchezza dalle cave, spreme i cittadini per finanziare chi da esse trae già lauti guadagni».
E ancora, Legambiente ritiene «Condivisibile l’obbligo di gara pubblica (asta) per l’assegnazione delle concessioni di cava: è una procedura che chiediamo da anni, anche in polemica col Comune di Carrara che, allungando a 29 anni la durata delle concessioni e prevedendone il rinnovo automatico, ha ripristinato di fatto la loro perpetuità (in violazione della sentenza Corte Cost. 488/95). La gara pubblica, infatti, elemento cardine della direttiva Bolkestein, è il sistema più efficace per individuare il valore di mercato e, dunque, per stabilire il canone di concessione». «Rilevante l’esercizio dei poteri sostitutivi della Regione nel caso d’inadempienza dei Comuni, anche per le autorizzazioni e concessioni».
Legambiente, nel chiedere la massima vigilanza affinché questi principi qualificanti della proposta di legge non vengano vanificati o indeboliti, chiedono di inserire l’introduzione di forti misure di tutela dell’acquifero delle Apuane (da considerare “inviolabile” per il valore intrinseco e strategico della risorsa idrica); il riequilibrio del rapporto tra blocchi e detriti, dismettendo le cave che producono troppi detriti; l’incentivo alla filiera locale del marmo, anche subordinando le concessioni alla lavorazione in loco di una data percentuale dei blocchi prelevati da ogni cava; l’istituzione della tracciabilità di ogni blocco e di un osservatorio dei reali prezzi del marmo sul mercato nazionale; l’introduzione della revoca della concessione nel caso di mancato rispetto degli obblighi previsti nel disciplinare; il rigido divieto all’elusione della legge, in particolare scongiurando la possibilità di accordi tariffari Comune - industriali ed eliminando l’arbitrato.
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