Sicurezza
Giovani e immigrati l’unica speranza si chiama Europa
Analisi di Confartigianato su questi due segmenti particolari uniti da una difficoltà: l’accesso al credito è complicato
CARRARA. Nei due approfondimenti tematici compiuti da Confartigianato sul territorio per tastare l’attività lavorativa svolta dagli immigrati e dagli studenti, il primo dato che balza agli occhi è uno che i due settori hanno in comune: poca fiducia nelle istituzioni locali.
È la Comunità Europea al contrario che sembra poter favorire gli imprenditori immigrati (46%), ma anche maggiore occupazione secondo i giovani (appena per un 13% in questo caso, ma questa resta la percentuale più alta rispetto al 10% che guarda alla Regione, all’8 che si affida al sindacato ed appena il 4% che confida nei Comuni).
Insomma, dati che appaiono lo specchio di un’alta sfiducia nelle possibilità che le realtà più vicine abbiano qualcosa da offrire e un’Europa che, forse idealizzata perché enormemente lontana da una quotidianità sempre più difficile, sembra stimolare aspettative fuori misura.
Per quanto riguarda le imprese di immigrati l’analisi è stata effettuata su imprese individuali (75%), società di persone (23%), cooperative e consorzi (2%); circa i giovani le tipologie dei soggetti esaminati sono: imprenditori (75%), disoccupati e/o inoccupati (32%), lavoratori dipendenti (14%). Per entrambe le categorie i settori esaminati sono stati: servizi alle persone, servizi alle imprese, alimentazione, edilizia, lapideo, autocarrozzeria, (solo per i giovani comunicazione e impiantistica). Ma addentrandosi nei particolari quali sono gli altri aspetti che emergono maggiormente? Una crescente multiculturalità e un alto numero di stranieri che considera fondamentale la padronanza della lingua italiana (43%) e la conoscenza dei prodotti e dei costumi locali (48%); su 36.569 persone che hanno un ruolo imprenditoriale in provincia a fine 2011, 2852 risultano essere stranieri, con il 7,8% (extracomunitari 5,3% e comunitari 2,5%), con un mezzo punto in valore in ascesa. Se il primo posto riguardo alle imprese straniere è riservato al commercio al dettaglio e all’ingrosso, così come alla riparazione di auto e motocicli, per un totale del 46%, è il comparto edile a trovarsi al secondo posto con il 25,8%.
Il fronte dei giovani invece oltre a mostrare scarsissima motivazione a fare impresa, denuncia bassa formazione degli istituti scolastici che sembrano incapaci di attrezzare i ragazzi all’inserimento nel mercato del lavoro. L’adeguatezza della scuola alle esigenze dei giovani e delle imprese poi esiste ma con gravi insufficienze per il 38% dei giovani imprenditori e per il 39 dei disoccupati, esiste in minima parte rispettivamente per il 32 e il 25% ed è assolutamente inesistente per ben il 30 e 35%. Difficoltà nell’accesso al credito riscontrata in entrambe le categorie (63% degli immigrati, 18% dei giovani che denunciano per il 57% condizioni istituzionali sfavorevoli, quali la fiscalità e il costo del lavoro). Da rimarcare come i giovani abbiano indicato prioritaria la riduzione del carico fiscale.
Ultima nota rilevante è l’alta percentuale, per quanto riguarda i giovani, di professioni svolte per necessità: il 43% di loro infatti svolge un lavoro che non corrisponde agli studi intrapresi.(b.m.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
