Il dolore
Abbuffate al bar? La Provincia querela Benedetti
MASSA. Tra poco più di un mese ci sarà la seconda udienza preliminare per la frana di Lavacchio, costata la vita a Nara Ricci e al suo bambino di appena due anni, Mattia Guadagnucci. La stessa notte...
MASSA. Ma quali “abbuffate” al bar di cui parla il consigliere comunale Stefano Benedetti. Quei 631 euro liquidati dalla Provincia al Caffè Boasi di Aulla sono il corrispettivo dei giornali quotidiani acquistati “per ragioni d’ufficio” da alcuni consiglieri. Sì, perchè il Boasi oltre che un bar è anche un’edicola, l’edicola che fornisce i quotidiani al gruppo misto del consiglio provinciale e quella fattura corrisponde ai 3 quotidiani al giorno comprati dal gruppo dal 1° gennaio al 12 settembre. Benedetti, insomma, ha preso fiaschi per fiaschi in questo suo ennesimo attacco alla Provincia. Offrendo così all’amministrazione di Palazzo ducale l’occasione per una sferzante risposta. Con annuncio di querela.
« Come il lupo che perde il pelo ma non il vizio – scrive in una nota Benedetti continua imperterrito nel suo atteggiamento da manicheo oltranzista che vede il male anche dove non c’è. Accusa gli amministratori di Palazzo Ducale di una abbuffata in quel di Aulla. Stando a quanto dice i consiglieri si sarebbero cibati di giornali. La ricevuta (se solo Benedetti avesse avuto la buona creanza di prenderne visione) riguarda la fornitura di 3 quotidiani in quel periodo al gruppo misto del consiglio provinciale. I gruppi hanno a loro disposizione un fondo per le spese di funzionamento del gruppo stesso. Queste spese vengono liquidate dal dirigente solo sulla base del rispetto del regolamento riguardo alle spese ammissibili e nel rispetto del budget, senza entrare nel merito della scelta di ogni gruppo. La spesa, da regolamento, risulta ammissibile».
Ma il contrattacco della Provincia non si ferma qui: «Benedetti, senza verificare, si spinge pericolosamente oltre e si rivolge alla procura della Corte dei Conti: ma l’incontinenza è cattiva consigliera e rischia di appannare la mira. Il consigliere però non si accontenta e decide l’ulteriore affondo: la diffamazione a mezzo stampa (quando si diffonde una notizia non vera sulla stampa che offende la reputazione di terzi si dovrebbe chiamare così). Che fare? Non ci resta che tutelare l’immagine dell’amministrazione nelle sedi opportune nei confronti di Benedetti».
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