Il Tirreno

«Come abbiamo sollevato il colosso»

di Cinzia Carpita
«Come abbiamo sollevato il colosso»

Il manager della Mammoet: legni speciali per aumentare l’altezza da terra e superare gli ostacoli lungo il percorso

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CARRARA. Ci ha messo 5 ore e 16 minuti l’altra notte, per fare poco più di un chilometro di strada, il modulo collossale della Ge Nuovo Pignone, ora parcheggiato, in quarantena, nel piazzale di viale Da Verrazzano davanti al varco di levante del porto, dove entrerà a giorni per essere imbarcato con destinazione l’isola di Barrow in Australia. Dai cancelli dello yard è uscito alle 22 ed è arrivato di fronte al porto alle 3,16. E dall’altra notte è praticamente sottoposto a continua movimentazione, seppure millimetrica e certosina. Il perché lo spiega Alberto Galbiati, l’amministratore delegato della Mammoet, l’azienda specializzata in trasporti eccezionali, che cura l’operazione.

E comincia con il raccontare come il maxi modulo che pesa 2.300 tonnnellate (come 4 Aibus 380A) è stato caricato sul carrello munito di 576 piccoli pneumatici rotanti a 360 gradi.

«Abbiamo studiato con Nuovo Pignone tutta la logistica, considerando le misure del modulo in rapporto alle operazioni per permettergli l’uscita dallo yard, il transito su strada pubblica e l’imbarco. Abbiamo valutato ogni dettaglio di ciò che doveva spostarsi: cioè modulo e carrello assieme».

Il tratto di strada, e il piazzale dello yard sono stati passati ai microscopio: per individuare ostacoli tutto ciò che poteva ostacolare il cammino del gigante. «Abbiamo calcolato che occorreva sollevarlo di 3 metri. Il modulo era stato costruito e poggiato su supporti alti 1,20 metri da terra. Noi lo abbiamo portato a 3,100 grazie ai carrelli infilando fra il modulo e i carrelli elevatori “ripartitori” e “spessitori” in legno azobé, che è un legno trattato in modo che diventa solido e ripartisce i carichi uniformemente sulla superficie del carrello. I legni sono stati inseriti fino a raggiungere l’altezza voluta, e in tal modo abbiamo superato le problematiche per l’uscita su viale Zaccagna».

Ieri mattina, il modulo era parcheggiato nel piazzale antistante il porto di levante, ma già alle 11 eranjo al lavoro gli operai e i tecnici per riabbassarlo fino a un metro e 80 centimetri da terra, su supporti temporanei.

Domani mattina il maxi modulo verrà risollevato di pochi centimetri per prepararlo all’attraversamento di viale Da Verrazzano.

In tutte queste fasi le centinaia di ruotine sono sempre il sostegno mobile costante, che permetterà alla colossale turbina con tutte le altre parti assemblate, di arrivare davanti alla nave (all’imbarco il sollevametno da terra sarà di 1,80 metri) che porterà il manufatto in Australia.

L’imbarco ro-ro: con un joystick verrà effettuata la manovra di trasferimento del modulo dal piazzale portuale alla grande nave, idonea a questo tipo di trasporti eccezionali.

«Una volta a bordo – conclude Galbiati – riabbassiamo il modulo a un metro e 70 da terra, su supporti della nave, poi lo agganceremo perché resti in sicurezza».

Verso la metà della prossima settimana è prevista la partenza, per il viaggio in mare di ventimila chilometri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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