Il Tirreno

«Dell’incidente io non ricordo niente»

«Dell’incidente io non ricordo niente»

Testimonianza choc dell’operaio colpito alla testa durante la manutenzione di un escavatore. In 4 a processo per lesioni

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CARRARA. Il 24 agosto di due anni rimase gravemente ferito alla testa, nella cava Carbonera, la numero 69 del bacino di Fantiscritti. Stava facendo lavori di manutenzione ad un escavatore quando, colpito al collo da un’asta di ferro, cadde al suolo, battendo la testa con violenza sul piazzale di cava. Non è ancora tornato al lavoro e non è in grado di guidare l’auto.

Ora, dopo due anni, sei mesi di ospedale e un calvario di visite e convalescenza, l’operaio 46enne Leonardo Vanelli per la prima volta ha parlato di quel giorno. E non ha ricordato nulla. Nemmeno quello che aveva dichiarato, nel marzo scorso, nell’ambito delle due inchieste aperte, rispettivamente, dall’ Asl e dalla Procura. È stata drammatica la prima testimonianza del processo per lesioni gravissime, apertosi ieri davanti al giudice Cosimo Maria Ferri, a seguito dell’incidente avvenuto nell’agosto del 2010 all’operaio, “meccanico esperto” come lui stesso si è definito, della ditta Cgt (Compagnia generale trasporti) di Nazzano. Sul banco degli imputati Erich Lucchetti, legale rappresentante della ditta Vennai spa, concessionaria della cava in cui si è verificato l’infortunio, Vittorio Ori dipendente della stessa ditta (assistiti dall'avvocato Marzaduri), Gianluca Calì responsabile della sicurezza per la Cgt spa e il dipendente Massimo Signoretti (difesi dall'avvocato del foro di Milano Vincenzo Ciruzzi, anche responsabile civile per la compagnia Le Generali).

L'infortunato ed il figlio, sono patrocinati dall'avvocato Carlo Lenzetti (e in sostituzione dalla dottoressa Palmegiani), la moglie dell'operaio, Morena Cherubini è assistita dall'avvocato Luca Pietrini.

Ieri, prima di aprire il processo l’avvocato Ciruzzi ha chiesto al giudice Ferri un ulteriore rinvio (il primo è datato nel luglio scorso), con sospensione dei termini prescrizionali, per definire il risarcimento.Da parte dell’assicurazione e della compagnia Vennai. Anche i legali di parte civile si sono associati a questa richiesta. Richiesta su cui c’è stata, invece, la ferma opposizione del pm Rossella Soffio. «Ritengo che il tribunale debba procedere con priorità nel trattare processi legati a lesioni per violazione di norme antinfortunistiche - ha dichiarato la Soffio - Qui stiamo facendo gli interessi della giustizia, non dei privati».

Il tribunale ha respinto la richiesta di rinvio: «Avendone già concesso alle parti - ha spiegato il giudice Ferri - congruo termine per risarcire le persone offese. Per il principio di celerità e speditezza non possiamo concederne di ulteriori». Il processo quindi è stato aperto ed ha sfilato sul banco dei testimoni l’operaio infortunato, Leonardo Vanelli. Drammatica la sua sequela di: «Non ricordo». E anche la conclusione della sua deposizione: «Non sono ancora tornato al lavoro, da quel giorno non ho più guidato la macchina e ho ancora problemi di salute».

A deporre poi l’ingegnere dell’Asl, Maura Pellegri, a capo del Servizio di prevenzione sui luoghi di lavoro, che ha parlato delle condizioni della cava in cui si è verificato l’infortunio. «Nel piazzale principale c’erano tre cantiere aperti - ha detto, questo l’ho verificato andando sul posto dopo l’incidente - L’escavatore è stato spostato per far passare un altro mezzo, ma la benna era già parzialmente smontata». Questo avrebbe quindi causato l’incidente, perché un’asta del macchinario ha colpito al collo il Vanelli, facendolo finire a terra privo di sensi a causa del trauma alla testa. In tribunale sono sfilati anche altri testi, i tecnici Asl e alcuni colleghi di lavoro. Il processo è stato rinviato al prossimo 20 novembre: saranno sentiti gli ultimi testimoni dell’accusa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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