Il Tirreno

«Il Comune si riprenderà le sue cave»

di Alessandra Vivoli

L’assessore Vannucci: tempi stretti per superare il concetto di beni estimati, i 5 Stelle: in 15 anni non è stato fatto nulla

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CARRARA. La partita sui beni estimati sembra davvero aperta. Il segnale che arriva dalla politica è quello di dire basta al sistema che regola quel 31% delle cave apuane non vincolato dal canone di concessione comunale ma, solo, dal contributo regionale. E che, in sostanza fa arrivare meno gettito alle casse comunali. Tutti d’accordo per superare il vecchio retaggio “medievale” e, per dirla con l’assessore al lapideo Andrea Vannucci: «Far diventare il sistema cave normale, non eccezionale». Di concreto, al momento, c’è un tavolo di discussione aperto con la Regione per produrre un testo che possa diventare legge in materia di beni estimati, e che, soprattutto, li faccia rientrare nel sistema delle “normali” concessioni. E, intanto, la Commissione marmo, è pronta a riparlarne in tempi stretti: «Perché - dice il presidente Massimo Menconi - i beni estimati non hanno più ragione d’essere. Le cave devono ritornare nella disponibilità del Comune».

Tonelli: non c’è un registro dei beni. Il dirigente del settore marmo di Palazzo civico comincia col fare una precisazione. «Non c’è un registro vero e proprio dei beni estimati - spiega - Ma ci sono solo una serie di documenti, che attestano che certi terreni sono nelle disponibilità degli imprenditori in base ad atti notarili, vecchie eredità, mortis causa o altri lasciti». «Quando un’azienda si presenta, quindi, a Palazzo civico per chiedere l’autorizzazione all’escavazione, deve anche richiedere la disponibilità delle aree - conclude Tonelli - che possono essere o agri comunali o rientrare nella categoria dei beni estimati, e in questo caso viene allegato un atto notarile che lo dimostra».

Sulla base di questa distinzione, poi, vengono applicati, poi, o i canoni comunali o soltanto il contributo regionale.

«È da più di 170 anni che è così - dice Tonelli - Ma adesso stiamo lavorando per superare i beni estimati: questa è una questione che deve essere risolta».

Vannucci: Il Comune vuole rivendicare la proprietà di tutte le cave. Parla chiaro l’assessore al lapideo Andrea Vannucci. «La nostra esigenza - spiega - è chiarire la questione dei “beni non dichiaratamente in concessione”, volgarmente chiamati bene estimati, ma anche questo è un concetto da approfondire. Stiamo lavorando a un tavolo con la Regione, per mettere la parola fine a una questione che va avanti da troppo: la volontà è di fare subito, ma di fare anche bene. La volontà dell’amministrazione è di rivendicare la proprietà di tutte le cave di Carrara. Mi auguro che ciò possa avvenire in tempi brevi».

De Pasquale (Cinque Stelle): la commissione marmo è inconcludente. «Quello che è mancato negli ultimi 15 anni è la volontà politica di fare le cose, anche di risolvere la questione dei beni estimati». A sparare a zero è il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle Francesco De Pasquale. «È assurdo mantenere in vita un sistema preunitario che non ha più ragione di esistere. Noi stiamo buttando giù una proposta di nuovo regolamento degli agri marmiferi, da sottoporre al consiglio comunale. E che ci rigetteranno in faccia, come quella del decoro urbano - dice Francesco De Pasquale, del Movimento Cinque Stelle - Ma a questo punto c’è da chiedersi quanto sia reale la volontà dell’amministrazione. Per quel che mi riguarda posso dire che faccio parte della commissione consiliare marmo ed è una commissione inconcludente, che si riunisce anche poco e discute ancor meno». E una frecciata di De Pasquale arriva anche sulla vicenda, sempre legata ai canoni del marmo, degli arbitrati avviati da una serie di concessionari. «Ma i cittadini quando hanno dovuto digerire l’aumento dell’Irpef, hanno potuto ricorrere all’arbitrato? - si chiede De Pasquale - perché, invece, agli industriali del marmo l’amministrazione dà la possibilità di contestare le tariffe non gradite?»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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