Italia
Fatture false, nei guai dipendente Ascom
Antonio Buffa è stato arrestato e si trova ai domiciliari. La finanza: ha aiutato a frodare allo Stato più di un milione di euro
MASSA. Che quel funzionario di Ascom Tur non la raccontasse giusta se ne erano accorti alcuni associati segnalando le irregolarità alla guardia di finanza. Una soffiata che dopo due anni ha portato le fiamme gialle ad arrestare - ora si trova ai domiciliari - Antonio Buffa, massese di 53 anni. L’accusa nei suoi confronti è di emissione di fatture false, per un ammontare di un milione e duecentomila euro. A beneficiarne sono state 9 aziende massesi. Ci sono delle imprese edili e anche delle ditte individuali (servizi e somministrazione di alimenti e bevande). L’illecito, secondo i calcoli della Gdf ha consentito di frodare allo Stato materia imponibile per un milione di euro e Iva per oltre duecentomila euro.
Le manette sono scattate all’alba di ieri, quando i finanzieri si sono presentati alla porta di casa Buffa e hanno notificato l’ordinanza di custodia all’uomo. Lui ha chiamato l’avvocato e gli ha spiegato cosa stava accadendo. Non è stato un fulmine a ciel sereno perché il funzionario di Ascom Tur nei mesi scorsi era stato sentito dalle fiamme gialle, che gli hanno chiesto di questa società che apparentemente, pur essendo intestata a un settantenne nullatenente, risultava essere riconducibile a lui. Buffa, va detto, ha sempre negato, ma evidentemente le prove raccolte dagli inquirenti sono valse l’arresto. A coordinare le indagini è il sostituto procuratore Alberto Dello Iacono, lo stesso che si sta occupando dell’inchiesta sul buco dell’Asl di Massa-Carrara.
L’indagine è partita nel 2011. Secondo quanto accertato dai militari l'impresa veniva gestita da Buffa, tra l'altro revisore contabile della Confcommercio locale, che emetteva le fatture a beneficio di altre società, permettendone così l'evasione all'imposizione sui redditi a mezzo di una indebita deduzione dei costi nonché una indebita detrazione dell'imposta sul valore aggiunto. Dopo le segnalazioni di alcuni cittadini i primi accertamenti, che oltre a rivelare il particolare sistema fraudolento evidenziavano il ruolo non marginale del funzionario. Buffa è risultato essere il detentore delle scritture contabili della ditta emittente le false fatture, della quale aveva la disponibilità anche di timbri e degli estremi identificativi che apponeva sulle stesse per renderle genuine agli occhi dei controllori.
L'attività fraudolenta ha permesso a società e ditte individuali di contabilizzare e utilizzare le fatture soggettivamente false; tutto questo dietro beneficio economico. Ai titolari delle imprese utilizzatrici delle fatture false sono state fatte contestazioni di carattere amministrativo, interessando la locale Agenzia delle entrate per il recupero delle imposte evase. Sono stati denunciati per dichiarazione fraudolenta. Reato che prevede una reclusione che può arrivare a sei anni. La stessa pena che rischia Buffa.
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