Toscana
Conti in rosso, chiude l’ostello Turimar All’ex colonia Torino nasceranno albergo a 4 stelle e appartamenti
In crisi anche il turismo low cost, i proprietari (Red Graniti e gruppo Bogazzi) puntano alla riqualificazione con un progetto da 40 milioni di euro. Ma c’è un altro problema: il Comune dovrà trovare una soluzione per i senza tetto
MASSA. Era un modello di turismo low cost che ha portato in vacanza sulla costa massese migliaia di giovani e non, centinaia di comitive (tedesche, francesi, spagnole), nugoli di gite organizzate “tutto compreso”. Ma era anche una struttura che per anni ha dato un tetto a chi l’aveva perso, funzionando da serbatoio di alloggi per fare fronte al disagio sociale o alle emergenze dovute calamità di vario tipo.
Era. Perchè la Turimar chiude: a fine mese il maxi ostello-casa vacanze di Marina cesserà le attività. In vista di un futuro “a quattro stelle”. La decisione di chiudere la struttura è stata presa dalla proprietà – la società Turimar, controllata al 76% da Asi, cioè dei gruppi Bogazzi e Red Graniti – per ragioni essenzialmente economiche. Negli ultimi sei anni, cioè da quando l’ex colonia è diventata ostello internazionale, la società ha registrato ricavi per 10,5 milioni di euro. Ma con perdite di 2,5 milioni. Il modello vacanze a basso costo, cioè, è in affanno, non produce più redditi ma solo perdite. Buona parte degli immobili, inoltre, realizzati nel 1938 (mentre la colonia Olivetti, che fa parte del complesso è del 1950), ha bisogno di sostanziosi interventi di manutenzione e ristrutturazione. Il che, per un “quartiere” di 44 mila metri quadrati, significa investimenti per milioni di euro. Insomma, il giocattolo creato negli anni Novanta da Lorenzo Schiaffino (rimasto nella società al 20% ) che rilanciò la ex colonia Torino come ostello della gioventù, non funziona più.
La chiusura, tuttavia, è legata anche al progetto di Asi di trasformare l’ex colonia in un complesso turistico di tutt’altro target: un grande albergo con 120 camere e almeno tre-quattro stelle e la realizzazione, sul 25% delle volumetrie disponibili, di appartamenti vacanze con vista mare. Il tutto senza “un metro cubo di cemento in più”, sottolineano i promotori del progetto quasi a ribattere alle critiche di chi parla di “cementificazione” della costa. Un’operazione da 40 milioni di euro presentata nell’aprile scorso in pompa magna, con dovizia di rendering su “come sarà” il futuribile super centro vacanze e con una richiesta, avanzata da Achille Pardini, ad dell’Asi: entro ottobre vogliamo avere dalle amministrazioni pubbliche competenti, certezze sulle autorizzazioni a far marciare il progetto. Perchè senza tempi certi – è il ragionamento sotteso a questa richiesta – non è possibile definire alcun piano economico finanziario per sostenere l’intervento. Di certezze, tuttavia, ancora non ve ne sono. La parte del Piano strutturale che riguarda quel comparto è stata riscritta su indicazioni della Regione e ri-approvata dal consiglio comunale. Il 22 ottobre scadono i termini per la presentazione delle osservazioni, entro fine anno il Piano potrebbe diventare realtà. Intanto, però, l’amministrazione civica (vedi articolo sotto), ha un’altra priorità: trovare alloggi alternativi per fare fronte all’emergenza abitativa.
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