La manifestazione
Camera iperbarica, nuovo stop dal Comune
L’ente fissa in 60 giorni la manutenzione del centro dopo l’incidente. Ma la procura “congela” i lavori
MASSA. Doppio stop per il Centro di medicina iperbarica e subacquea della Cemis srl. A otto giorni dall’incidente costato ustioni di terzo grado a una dipendente della struttura di via Aurelia ovest, il Comune di Massa impone la disattivazione dell’impianto in attesa che siano fatti i lavori per ripristinare la completa sicurezza.
Lavori che, spiega l’avvocato del gestore dell’impianto, Carlo Alberto Antongiovanni, del foro di Lucca, non possono però essere ancora fatti. «Siamo in attesa che la Procura della Repubblica di Massa liberi l’immobile dal sequestro preventivo ma non possiamo fare la richiesta – lamenta – perché ancora non ci è arrivata la convalida del provvedimento e non sappiamo neppure chi siano il pm che si occupa delle indagini e il gip incaricato».
In procura spiegano che si tratta di «problemi di natura interpretativa» e che non ci sono ritardi. Ad ogni modo il Comune prosegue il suo iter. La determinazione del dirigente del settore Protezione civile del Comune, Fabio Mercadante, datata 1° ottobre 2012, ordina «l’immediata disattivazione dell’impianto» e ne inibisce l’uso «sino a quando non sia stata effettuata apposita verifica di essa e un adeguato intervento manutentivo volto al ripristino delle ottimali condizioni di sicurezza».
Un atto d’ufficio in conseguenza dei sopralluoghi dei vigili del fuoco dopo l’incidente avvenuto il 24 settembre. Per cause ancora da chiarire, un incendio era divampato mentre un tecnico, Irene Cilio, 31 anni, stava sostituendo una bombola d’ossigeno. Un’operazione di routine che si è trasformata in dramma per la donna, ricoverata a Pisa con ustioni di terzo grado. «È ancora in ospedale di Pisa ma le sue condizioni stanno migliorando – spiega con sollievo Roberto Pruiti, gestore del centro – e speriamo di riaverla presto con noi».
Più cauta la speranza di poter riaprire a breve la camera iperbarica, che è convenzionata con l’Asl ed è l’unica struttura lungo l’asse Genova-Pisa. «L’impianto al momento è fermo – spiega Pruiti – perché la Procura ha sequestrato due contenitori e la riduttrice, il sistema di erogazione e distribuzione dell’ossigeno».
La società ha incaricato un tecnico che, valutati insieme ai vigili del fuoco gli interventi da fare, ha pronto un piano per ripristinare la funzionalità del centro. Il Comune ordina che le riparazioni si facciano entro 60 giorni. «Le avremmo già fatte se potevamo già fare richiesta di dissequestro – spiega Pruiti – anche perché abbiamo necessità di ripartire: i pazienti che hanno bisogno di trattamenti in camera iperbarica sono costretti ad andare a Pisa o a Genova per curarsi».
Francesca Ferri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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