Il Tirreno

«È caro il riscatto dei diritti di superficie»

«È caro il riscatto dei diritti di superficie»

Case popolari, un gruppo di condomini chiede al Comune di abbassare le quote previste

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MASSA. Troppo caro il riscatto dei diritti di superficie per le case costruite su terreni di edilizia popolare convenzionata. LO sostengono in una circostanziata lettera aperta i condomini del Camponelli 1.

Le case interessate sono circa 700 e il Comune pensa di portare in cassa il prossimo anno sei-sette milioni di euro.

«Su quelle case è in atto al momento una concessione della durata, prevista per legge, di anni 99, dopodichè il proprietario del suolo, e cioè il Comune, diventa anche proprietario della costruzione qualora la concessione stessa non venga rinnovata in tempo utile. La dismissione dei terreni prevista dalla legge 448 del 1998, trova così la sua applicazione nel Comune di Massa ben 14 anni dopo, nonostante il Consiglio Comunale, su proposta della minoranza, avesse adottato il provvedimento fin dal Novembre 2006, prevedendo al tempo un gettito di due-tre milioni di euro - scriuvono i cittadini - Oggi, i costi per ogni singolo concessionario sembrano aggirarsi in media sui tredici-quattordicimila euro comprese le spese notarili, cifra questa che ha allarmato tutti gli interessati e che di conseguenza, sentito un buon numero di interessati, fa pensare che il riscatto non abbia particolare "appeal" e che moltissime siano le rinunce. Si riteneva infatti che le cifre non dovessero discostarsi molto da quelle applicate dal Comune di Carrara, ove si parla di costi variabili da tre a cinquemila euro e quindi esattamente un terzo di quello che chiede il Comune di Massa, che sembra essersi dimenticato di aver acquisito le aree mediante esproprio a costi modestissimi e che in tal modo andrebbe a speculare su quelle aree come un qualsiasi palazzinaro privato. L'elevato costo delle vendite è quindi apparso ai più estremamente esagerato, in special modo nel pieno di una crisi particolarmente grave per le famiglie, cosicchè le rinunce appaiono al momento in numero talmente alto da vanificare le rosee e ottimistiche previsioni del Comune, che avrebbe dovuto, prima di procedere, fare opportuni sondaggi per indicare la direzione da assumere. Nè si illudano i cittadini sui presunti aumenti di valore degli appartamenti in quanto è noto che le compra-vendite, forse effettuate in modo non regolamentare, hanno comportato esborsi simili ai valori di mercato. E' sperabile quindi un ripensamento ed una rielaborazione dei dati da parte del Comune, così da invogliare il maggior numero possibile di interessati con vantaggio per le casse comunali, ricordando a proposito il vecchio adagio secondo cui "chi troppo vuole niente stringe"».

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