Proteste
Cassa in deroga per 1570 dipendenti
La Cisl: «Non solo industrie ma anche negozi, studi, ditte individuali: in un anno sono raddoppiate le aziende richiedenti»
MASSA CARRARA. I numeri, secchi e implacabili, fotografano l’estendersi delal crisi economica nella nostra provincia: nei primi nove mesi dell’anno, fino a settembre cioè, 313 le aziende che hanno chiesto la cassa integrazione in deroga per ben 1574 dipendenti. Lo scorso anno (intero e non nove mesi) le aziende richiedenti erano 199 per 864 dipendenti. Insomma c’è il doppio di persone in cassa.
E quel che è peggio, come giustamente rileva Andrea Figaia, segretario generale della Cisl provinciale, è che la crisi «colpisce ormai ad alzo zero ed indiscriminatamente tutti i settori economici presenti nel territorio».
La cassa in deroga infatti viene erogata aldilà del numero dimensionale di addetti ed anche aldilà dei settori produttivi: la cassa ordinaria e straordinaria è perlopiù industriale e maschile, la cassa in deroga non ha distinzioni di genere, spazia dalle ditte individuali ( si pensi che in Provincia assommano ad almeno il 60% del numero delle aziende iscritte ) agli studi professionali, alle agenzie, alle imprese nautiche, edili ed anche metalmeccaniche che magari hanno terminato periodi precedenti di cassa ordinaria. Sono negozi, studi professionali, agenzie di ogni tipo, piccole ditte individuali, commercio all'ingrosso di ogni tipo, attività termali, imprese e cooperative di pulizie ( dipendenti messe in cassa per cambio appalto e magari riassunte ), cooperative sociali e dell'indotto socio sanitario, ristorazione ed alberghi, grafica, tessile, legno, vetrerie, formazione professionale, produzione alimenti, saldatura e agenzie nautiche e navali.
E vediamo, con Figaia, il punto su Massa, Carrara e Lunigiana.
Massa. Dati impressionanti. 102 aziende ammesse contro le 48 del 2011, 617 dipendenti interessati contro i 237 dello scorso anno. La cassa in deroga a Massa è aumentata del 160% rispetto allo scorso anno, oltre il doppio le aziende ammesse ai benefici. «Qualche dato eclatante come la Gelostandard (51 dipendenti) ma anche il travaso di ammortizzatori dalla cassa ordinaria sempre più difficile da ottenere a quella in deroga - spiegaq Figaia - Ma anche aziende medie 'nuove' per così dire e con numeri ragguardevoli».
Lunigiana. «La Lunigiana è stata evidentemente interessata dal ricorso alla cassa da parte delle aziende per provare ad attenuare i dati relativi al dramma dell'alluvione - dice Figaia - ma il numero dei dipendenti interessati ed anche delle aziende l'anno precedente era già molto alto».
Carrara. «A Carrara il numero dei dipendenti in cassa in deroga è aumentato dall'anno precedente di oltre il 60% .Certo nella contabilità incide anche il centinaio di lavoratori NCA (101), che speriamo possa essere diminuito o fatto sparire entro la fine dell'anno, ma complessivamente si ha l'impressione di un effetto shock. Le aziende si bloccano, congelano i lavoratori ed aspettano tempi migliori.
L’accusa. «La situazione è grave -dice il segretario della Cisl Figaia - in un anno è raddoppiato il numero dei dipendenti in cassa. E a questo si deve aggiungere il dato dei 3000 posti di lavoro perduti Il dato della cassa integrazione ordinaria, straordinaria ed anche della mobilità in deroga per i dipendenti Eaton.
A questa triste contabilità cosa aggiungere ? Non diminuiscono solo i posti di lavoro ma non se ne creano di nuovi; senza gli stipendi pagati dalle ditte in crisi, fermi da anni gli altri (anche quelli pubblici) e senza nuovi posti la crisi erode il tradizionale contesto relativo alle abitazioni, agli acquisti di beni strumentali non indispensabili (tipo auto) e conseguentemente al loro indotto in servizi. Il tutto si avvita verso un collasso a cui si risponde con il nero. La cassa in deroga registra questi fenomeni e ce li consegna. Il Territorio dovrebbe saperli analizzare ed abbozzare risposte. Perchè in altre zone ci riescono ?»
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