Il Tirreno

Aggredita sul treno da uno sconosciuto

di Fabrizio Palagi
Aggredita sul treno da uno sconosciuto

Drammatica esperienza della scrittrice fivizzanese Donatella Visconti mentre viaggiava in pieno giorno da Santo Stefano Magra a Sarzana

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SARZANA. La donna, inseguita da uno sconosciuto, fugge terrorizzata lungo i vagoni di un treno all’apparenza deserto: inutili le sue grida per richiamare l’attenzione e quindi, sfinita, si accovaccia sul pavimento del vagone nella speranza che il suo aguzzino, impietosito da questa forma di resa, si decida a lasciarla in pace.

Quella che sembra una scena da film horror di quart’ordine, è invece una squallida realtà avvenuta a due passi da casa nostra, esattamente sulla linea ferroviaria Santo Stefano Magra-Sarzana, perdipiù in pieno giorno.

Protagonista, suo malgrado, dell’horror train-movie nostrano, una notissima donna, ossia la scrittrice fivizzanese Donatella Visconti, nonchè attuale presidente dell’associazione culturale Promidea di Confartigianato. Stavolta Donatella Visconti torna sotto al luce dei riflettori per il drammatico episodio che lei stessa racconta.

«Sabato scorso, attorno alle 17 - dice Donatella - ho preso il treno da Santo Stefano a Carrara: gli scompartimenti erano deserti e senza luci, c’era solo un uomo, uno straniero e io mi sono seduta in disparte e lontana da lui. Appena mi ha vista è venuto a sedersi vicino a me, io mi sono alzata per spostarmi perché quando viaggio in treno mi piace leggere e voglio starmene per conto mio. Appena mi sono alzata, quel tipo mi ha aggredita e poi spinta in un angolo dello scompartimento, impedendomi ogni via di fuga. Ho avuto una paura terribile perché mi sono resa conto che nessuno mi poteva sentire e lui mi teneva ferma, mi tirava i cappelli impedendomi qualsiasi movimento. Presa dalla disperazione mi sono divincolata con forza e sono riuscita a scappare. Sono corsa negli altri scompartimenti ma non c’era nessuno, lui ha continuato ad inseguirmi, ho tentato di chiamare il 113 ma lui me lo ha impedito. Ero disperata, gridavo e l’ho preso a male parole con la speranza che qualcuno mi sentisse, purtroppo mi sono resa conto che sul treno non c’era nessun controllore ed era inutile gridare. Ho pensato perfino di bloccare il treno, ma ero sconvolta e non ho visto niente che potesse aiutarmi, poi avevo paura di creare qualche disastro. Mi sono seduta vicino all’uscita, non c’erano seggiolini e quel tipo si è seduto per terra vicino a me e continuava a importunarmi, cercava di bloccarmi le gambe, scalciando lo tenevo lontano da me. Avevo l’intenzione di aprire il finestrino e di mettermi ad urlare per attirare l’attenzione del macchinista ma lui non mi lasciava fare niente. Il viaggio fino a Sarzana è stato un incubo. Mi ha lasciata stare quando si è accorto che stavamo entrando nella stazione e io ero decisa a urlare per chiamare aiuto. Appena il treno si è fermato è sceso velocemente e si è dileguato, ero troppo sconvolta per fare qualcosa. Quando sono scesa a Carrara mi sono rivolta alla bigliettaia che è stata molto gentile, però non ho potuto dare molte informazioni sull’ uomo che mi aveva aggredita: aveva meno di 40 anni, era vestito con pantaloni e giubbotto di jeans ma non ho potuto dare altre indicazioni. Le Ferrovie, visto che non vogliono impegnare personale sui treni, potrebbero perlomeno mettere qualche congegno di allarme o delle telecamere per tutelare gli utenti, compresi quelli che, la sera, devono usare le sale di attesa delle stazioni».

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