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Turisti prigionieri nel castello Malaspina Famiglia tedesca sfora l’orario di chiusura e resta bloccata per ore

Turisti prigionieri nel castello Malaspina Famiglia tedesca sfora l’orario di chiusura e resta bloccata per ore

Nessun addetto ha effettuato controlli per accertarsi che tutti i visitatori fossero usciti?

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MASSA. La famiglia tedesca stacca i biglietti di ingresso attorno alle 12,30, forse poco più tardi: 5,5 euro a testaper un tour alla corte dei Malaspina.Ed entra: un giro fra vestigia e panorami dell’antico maniero dei signori di Massa. Una visita che deve essere piaciuta parecchio ai turisti, tanto da indurli a restare parecchio tempo all’interno della fortezza. Troppo tempo. E così la visita al castello Malaspina si trasforma in una specie di avventura, a metà strada fra il comico e il drammatico. Dal titolo: prigionieri nella rocca.

A raccontare l’episodio, accaduto ieri, è Marta Matteini, giornalista che vive alla Piastronata (la strada che da piazza Mercurio sale verso il castello). La giovane donna è in strada con la figlia che si avvicina all’ingresso della rocca. Da lontano ode voci allarmate, si avvicina, vede spuntare dal cancello le mani di alcune persone. «Erano quattro: una coppia e due figli, maschio e femmina, abbastanza grandi, sui 18-20 anni, mi è parso. Ed erano rimasti chiusi all’interno del castello», dice Matteini. La giornalista non parla tedesco, i turisti prigionieri non capiscono l’italiano: comunicano allora in inglese. «La figlia mi ha spiegato, in inglese, – ripercorre la Matteini – che lei e la sua famiglia erano andati in visita alla rocca, pagando regolarmente il ticket. Quando sono arrivati all’uscita, hanno trovato tutto sbarrato, il cancello chiuso con un pesante catenaccio. E nessuno, un custode, un addetto, un vigilantes, tra le mura. E neanche aldilà di esse».Erano le 13,45 circa, ricostruisce la giornalista, «quando ho visto quelle mani che sporgevano dal cancello». E il castello chiude alle 13 (per riaprire soltanto alle 17,30). Ai malcapitati turisti non resta altro che chiedere aiuto. Aiuto che trovano nella Matteini. La quale, tuttavia, non sa come fare. Si rivolge, allora, ad alcuni vicini, i quali, con alcune telefonate, riescono a mettersi in contatto con qualcuno che a sua volta conosce chi si occupa del castello e lanciare l’allarme. Il lieto fine è vicino, Marta Matteini a quel punto lascia la scena: «Dovevo andare con mia figlia, non ho seguito direttamente come sono andate le cose dopo; i vicini mi hanno però assicurato che la famiglia è stata presto liberata».

Avranno una storia in più da raccontare delle loro vacanze italiane, i quattro tedeschi ostaggio dei Malaspina. Forse non troppo lusinghiera per la città, ma pazienza. E pazienza ci vuole per capire come possa un castello aperto al pubblico “dimenticare” i suoi visitatori e chiuderli dentro.

Claudio Figaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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