Il Tirreno

Via libera alla cava che nessuno vuole

Via libera alla cava che nessuno vuole

Nulla osta (con limitazioni) all’estrazione di marmo al Padulello. Gli ambientalisti: a rischio le sorgenti della Tambura

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MASSA. Via libera alla cava che nessuno vuole. La società Cave Sermattei Srl. di Pietrasanta ha ottenuto dal Parco regionale delle Alpi Apuane il nulla osta al progetto di coltivazione della cava Padulello Biagi, che si trova a 1.400 metri sul livello nel mare, sulle pendici del monte Tambura e all’interno dell’area “protetta” del parco delle Apuane.

Un sì accompagnato da una serie di limitazioni e prescrizioni tese a evitare danni ambientali e paesaggistici, ma comunque un sì. Che arriva dopo gli autorevoli e pubblici “no” del vicepresidente del Parco Alberto Putamorsi e dello stesso sindaco Roberto Pucci (contro il quale si scagliano, vedi articolo a fianco, le associazioni Italia Nostra e Pietra Vivente). “No” accompagnati, va detto, da altre considerazioni così riassumibili: siamo fortemente contrari all’estrazione di marmo in quella cava, ma ci sono procedure e norme da rispettare...

E, infatti, la Sermattei quelle procedure e quelle norme le ha, almeno in buona parte, rispettate, così da ottenere la pronuncia di “compatibilità ambientale” e una sostanziale autorizzazione a scavare marmo dalle pareti della Tambura. Soprintendenza ai beni paesaggistici, Comune di Massa, Provincia di Massa Carrara,Asl, Arpat e lo stesso Parco – tutti gli enti erano riuniti nella “conferenza dei servizi” che per legge dà pareri vincolanti sul progetto, hanno – ognuno per la propria competenza – dato il via libera al progetto.

Le ruspe potranno tornare dunque a lavorare alla cava Padulello, anche se, con diverse limitazioni. La prima prevede che, prima dell’inizio di qualsiasi attività, dovrà essere realizzata una barriera di blocchi “ciclopici” in grado di impedire che i detriti si riversino sul piazzale. Entro 24 mesi, inoltre, la ditta dovrà attuare una serie di interventi di ripristino che vanno dal rimodellamento del piazzale più alto e della scarpata sottostante, alla rimozione di detriti in varie zone della cava. Ancora: non saranno consentiti scarichi nei ravaneti e dovranno essere rimossi tutti i vecchi manufatti.

Quanto al rischio di inquinamento delle sorgenti – una delle più grandi preoccupazioni degli ambientalisti – si prescrive che “l’eventuale intercettazione di cavità carsiche, attualmente non prevedibile, comporterà l’immediata interruzione dei lavori”, mentre per evitare infiltrazioni di marmettola, dovrà essere realizzato “un idoneo sistema di raccolta e convogliamento dell’acqua”.

Claudio Figaia

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