Sicurezza
Predicatore amico di Milingo dall’Africa alle Valli di Zeri
MASSA. «Neanche i preti ci credono, quindi capisco il suo scetticismo». Don Beppino Cò ha appena finito di parlare a radio Roveto Ardente, dove alcuni ascoltatori hanno chiesto del caso di Denise....
MASSA. «Neanche i preti ci credono, quindi capisco il suo scetticismo». Don Beppino Cò ha appena finito di parlare a radio Roveto Ardente, dove alcuni ascoltatori hanno chiesto del caso di Denise. «Non è certo la prima volta che succede una cosa così – spiega – ho scritto dodici libri sui casi che ho trattato nella mia vita».
Una vita partita da Capriano del Colle, Brescia, dove è nato nel 1946. Ordinato prete nel 1971, l’anno dopo don Cò parte come missionario nel Laos, dove resta quattro anni, finché non viene espulso, come tutti gli stranieri, dal governo comunista. Trascorre 23 anni come missionario in Senegal ed è qui che lavora sull’evangelizzazione fondando, nel 1985, il gruppo di preghiera Roveto Ardente che si ispira al Rinnovamento carismatico cattolico.
Nel 2000 don Cò arriva nelle Valli di Zeri, nella diocesi di Massa Carrara e Pontremoli, «lontano dai rumori della città e anche lontano da qualcuno a cui potrei dare un po’ fastidio», scrive sul suo sito internet. Si divide tra qui e il ritiro di Pietralba in provincia di Brescia, città dove ha conosciuto e lavorato con il vescovo – oggi dimesso dallo stato clericale – Milingo, «il più grande esorcista al mondo», dice di lui don Cò. Che a sua volta rifiuta, però, questa etichetta.
Personaggio carismatico, “scomodo” per sua stessa ammissione, ogni venerdì raccoglie folle di fedeli al santuario dei Quercioli a Massa. «Per chi non può venire di persona faccio le preghiere anche per telefono», dice.
Don Cò non ha dubbi: il morbo di Denise è stato provocato da un maleficio. Ma non si rischia di creare panico in chi è particolarmente suscettibile? «Non vogliamo far paura alla gente – spiega – ma è successo anche a me». Quanto a Denise, anche lei è certa: «Prima bastava che qualcuno mi sfiorasse la pancia che urlavo. Ora sto bene». (f.f.)
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