Sicurezza
La crisi al ristorante, addio “catalane” costano troppo
A tavola si riducono le pietanze per risparmiare Resistono meglio i locali sul mare che quelli in collina
MASSA. Solo una cosa li accomuna: la convinzione che gli usi e costumi a tavola siano cambiati e si siano dovuti adeguare alla logica del risparmio.
Per il resto, i ristoratori di Marina e quelli della zona centro-collinare sembrano aver vissuto due stagioni estive diverse. I primi, infatti, si rallegrano per il gran flusso di gente che hanno visto - vuoi anche per la posizione strategica, a portata di spiaggia e di turista -, i secondi, invece, alzano le spalle in segno di rassegnazione di fronte ad una crisi che non da tregua, nemmeno in cucina.
«È andata bene, come sempre. - commenta Domenico Antonioli, titolare del "Da Riccà", noto ristorante su Lungomare di Ponente - Noi abbiamo la nostra clientela fissa da tempo alla quale si aggiungono i turisti per consiglio di gente del posto. Anche la zona fa molto, ma poi i clienti si trovano bene e tornano».
«La crisi si sente molto - informa invece Enzo Vega, titolare di "Abacab", tordelleria situata nell'interno a Turano - e questa stagione è stata una delle peggiori. Noi teniamo aperto sia a pranzo che a cena e di gente se ne vede poca in entrambi i servizi».
Due situazioni del mercato diverse, quindi, che si possono spiegare attraverso differenti parametri tra cui, anzitutto, la cucina. Il pesce è, infatti, tradizionalmente la pietanza preferita d'estate.
Tuttavia ci sono altri elementi che interferiscono sul successo o meno di un ristorante, come spiega Emanuela Bontempi, titolare di "La ruota", ristorante nelle colline massesi: »I nostri clienti si lamentano della strada (via Bergiola) che è buia e con buchi da quando il Comune ha fatto i lavori per mettere il metano. Da allora la strada è diventata pericolosa e nessuno fa niente, la lasciano così. Ma questo ci fa perdere clienti».
«È da un anno e mezzo che gli affari vanno male per colpa della crisi - spiega Ilaria Capanni, titolare dell'Osteria del Borgo, in centro a Massa - ma quest'estate è andata molto peggio a causa dei lavori nelle due piazze. Chi viene in centro se non c'è niente da vedere? C'è poca valorizzazione del territorio, e hanno sbagliato i tempi dei lavori».
Tuttavia, su una cosa le opinioni dei ristoratori non divergono: i clienti, a tavola, risparmiamo. Non esistono più, infatti, pranzi o cene composti da quattro portate (antipasto, primo, secondo e dolce). E nemmeno esiste più il cliente fisso che va a cena ogni finesettimana.
Adesso le presenze sono sporadiche e le mangiate "meno pesanti". Uno, al massimo due portate. Il dolce quasi non esiste più nel menù del cliente standard.
«A noi è andata molto bene a presenze - spiega infatti Frangini Luigi, dell'Ippopotamus di Marina - ma diminuiscono le consumazioni. Ora i clienti prendono al massimo un antipasto da dividere e un primo a testa. O viceversa. Anche le pietanze più costose non vengono vendute quasi più, come la catalana. Cercano di risparmiare, insomma». «C'è molta meno gente, - spiega Carlo Bertaccini, titolare de "L'acquila", ristorante sulle colline - ma spendono anche meno. Magari prendono una bottiglia di vino e un primo a testa e anche il cliente fisso viene molto meno».
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