Il dolore
L’anno di platino dei re dello statuario
Fatturati e guadagni monstre per i fratelli Franchi: l’utile a quota 5 milioni e 575mila, più di Sam e Marmi Carrara insieme
CARRARA. Davvero un anno memorabile, il 2011, per i re dello statuario, i fratelli Alberto e Bernarda Franchi. Un anno di platino, con un balzo monstre del fatturato e degli utili dell’azienda di famiglia, la Franchi Umberto Marmi, capofila di un gruppo che vede i due fratelli anche nei salotti buoni del lapideo carraresi (e quindi nei salotti buoni mondiali), ovvero Marmi Carrara e Sam.
Ma più delle parole, a rendere l’idea sono i fatti. Il fatturato è cresciuto di oltre il 40 per cento, da 21 a quasi 30 milioni di euro; l’utile ha avuto un exploit di oltre il 30 per cento, dai 4,2 milioni del 2010 ai 5 milioni e 575mila euro del 2011.
Numeri davvero sensazionali, che danno la misura di come il prodotto alto di gamma del marmo non conosca nessuna crisi e che anzi, sia sempre più ricercato. Per una delle cave, la Bettogli B (la gestiscono insieme ai Soldati) l’azienda ha chiesto un arbitrato al Comune, non accettando la valutazione data dagli uffici comunali di 450 euro la tonnellata. Facendo due conti, un fatturato di 29 milioni, alla quotazione contestata di 450 euro di prezzo medio, equivarrebbero al quantitativo di oltre 66mila tonnellate. C’è da pensare quindi che la Franchi Umberto abbia commercializzato più di 66mila tonnellate, un’impresa visto che risulta avere una trentina dipendenti (33 per la precisione al 31 dicembre). Ma al di là di questo, che sarà argomento dell’arbitrato presieduto da Cirillo Orlandi, resta il dato di fatto che il marmo, soprattutto il più pregiato, per fortuna non conosce crisi, e genera fatturati che aziende più strutturate nemmeno si sognano. Basti pensare che la Porto Spa, che ha la bellezza di 130 dipendenti, nel 2011 ha fatturato poco più di 23 milioni di euro. O, restando al marmo, la Coop di Gioia con 100 dipendenti ha fatturato 12,7 milioni.
Il mercato della Franchi Umberto Marmi è davvero globale, il suo materiale piace ovunque. Per quanto riguarda infatti il ricavo dalla vendita dei materiali lapidei (per un controvalore di 29 milioni e 750mila euro), il mercato interno ha assorbito il 32 per cento, quindi circa 9 milioni di euro; il 28 per cento nei Paesi Arabi; il 17 per cento nel mercato cinese e Estremo Oriente; il 7% nel Nord America; il 6% nel Centro e Sud America; il 3% nel resto d’Europa; il 4% nel mercato indiano.
Nel core-business, cioè il marmo, sono marginali i ricavi degli altri settori: la segagione conto terzi ha portato nelle casse 117mila euro, la lucidatura 14mila euro, la movimentazione 113mila euro.
I fratelli Franchi vedono inoltre i primi frutti dell’investimento immobiliare effettuato all’ex Pastificio Frediani, lungo l’Aurelia. Dal bilancio si apprende infatti che gli affitti di parte della proprietà sono passati dai circa 400mila euro del 2010 ai circa 506mila del 2011. Ma alla fine, a fare veramente impressione nei numeri monstre dell’azienda più ricca del pianeta marmo, è che da sola, fattura praticamente qualcosa più di Marmi Carrara (20,5 milioni nel 2011) e Sam (8,9 milioni) messe insieme, e soprattutto, guadagna più di tutte e due messe insieme (rispettivamente, 2,9 e 1,2 milioni di utili). I Franchi hanno un’importante partecipazione nei due salotti buoni del pianeta marmo (le società eredi della Sam-Imeg) ma in questo particolare periodo, in cui lo statuario e gli altri materiali di pregio sono ricercatissimi, hanno davvero una marcia in più di tutti.(m.b.)
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