Trasporti
Cassa integrazione, attese record
In cento aspettano l’assegno dell’Inps, alcuni da aprile. Fornesi (Uil): «Un solo impiegato non basta»
MASSA. I primi ritardi risalgono ad aprile, quando la cassetta della posta ha atteso invano l’assegno Inps della cassa integrazione. Per qualcuno la sospirata busta è arrivata il mese successivo, salvo poi “saltare” di nuovo la scadenza dei mesi estivi. Gli altri ne hanno perse le tracce e stanno ancora aspettando che l’istituto di previdenza saldi i pagamenti.
Sono oltre cento i dipendenti di cooperative e aziende private della provincia di Massa-Carrara che hanno difficoltà a riscuotere la cassa integrazione dall’Inps. La denuncia arriva dalla Uil che ha raccolto le proteste di un centinaio di dipendenti della Compass, ex impiegati del Cup Asl, che dopo il taglio di ore dovuto al ridimensionamento del contratto, hanno oggi uno stipendio formato per una parte dai proventi del lavoro ordinario e una parte, o tutto in alcuni casi, integrata con la cassa integrazione.
Stessa situazione per una quindicina di dipendenti della Croce Verde: anche la loro paga viene integrata per una parte con la cassa integrazione. Che però da aprile ad oggi stenta ad arrivare. «Ci siamo rivolti in via informale all’Inps – spiega Sirio Fornesi della Uil – per chiedere spiegazioni. La prima risposta che ci è stata data è che l’istituto non aveva liquidità e dunque i pagamenti erano per forza rallentati».
Troppo grave per esser vero e, così Fornesi insiste per arrivare a una spiegazione più plausibile. «Da quanto ci è stato riferito in modo ufficioso dal personale, pare che ci sia un solo addetto alle pratiche di pagamento della cassa integrazione. E quando, per un qualche motivo, è assente, tutto il meccanismo di liquidazione della cassa integrazione si blocca, provocando ritardi nel versamento dei soldi ai lavoratori».
Soldi che, precisa Fornesi, non sono cifre da sbancare le casse pubbliche. Si tratta per lo più di poche centinaia di euro. Ma per chi le deve ricevere fanno la differenza tra mangiare o restare a pancia vuota. «Queste persone aspettano un’elemosina – spiega Fornesi – cioè 200 o 300 euro con i quali non vanno certo in vacanza ma li usano per la spesa, per comprare il materiale per la scuola dei figli. Pochi soldi per l’ente, molti per loro».
Fornesi racconta di dipendenti Compass che non ricevono la cassa integrazione da aprile e di altri che faticano ad ottenere quei 250 euro al mese che fruttano le dieci ore di cassa integrazione.
«Per queste persone parlare con l’Inps direttamente è impossibile – spiega Fornesi – perché il call center non dà risposte su eventi che esulano dall’ordinaria amministrazione. E anche il sindacato ha trovato solo bocche cucite».
Cosa fare? «Mettere un avvocato non serve – conclude Fornesi – magari farebbe più clamore incatenarsi davanti alla sede. Ma, certo, speriamo di non dover arrivare a questi gesti estremi».
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