Il Tirreno

Il paese riscoperto anche grazie alla sagra

MASSA. Grande successo della prima edizione della sagra di Canevara. In pochi aderenti all'Associazione "Sacro Cuore" di Canevara avevano creduto al successo di questo appuntamento ferragostano, per...

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MASSA. Grande successo della prima edizione della sagra di Canevara. In pochi aderenti all'Associazione "Sacro Cuore" di Canevara avevano creduto al successo di questo appuntamento ferragostano, per varie motivazioni. Come è noto Canevara (il nome deriva dal fatto che per lunghi secoli qui si coltivava e si lavorava la canapa), è un villaggio a fondovalle costruito al di là del Fiume Frigido dove fa confluenza con il fiume di Antona, il quale nonostante la sua arcaica presenza poco o nulla è conosciuto dai massesi o dai turisti che si accalcano lungo la costa. Eppure, la settimana scorsa si è assistito ad un grande risveglio di questo paesello annidato attorno e sottostante la chiesa di Sant'Antonio.

Grande successo dunque per questa nuova Associazione che si è messa in campo per l'arte, la storia e le produzioni agricole locali e punto rilevante per la possibilità ai tanti presenti di visitare o rivisitare l'antica arte del Mulino per castagne, grano e granturco che nei tempi passati apparteneva alla famiglia Andrei e quindi ai Guerra ed oggi al dipartimento Agricoltura della Provincia di Massa-Carrara.E' in questo angolo molto suggestivo, accogliente e fresco, lungo la sponda del Frigido, che si sono riversate decine e decine di persone per toccare da vicino una delle attività più all'antica rimasta ancora in uso con gli stessi mezzi di tremila anni fa, quando questo comprensorio era abitato dalle popolazioni dei Liguri Apuani. Nelle vecchie sale del mulino sono difatti ancora in essere i proteggi spinti ad acqua che fanno muovere le sovrastanti macine che dopo avere svuotato le "corbe" coi loro prodotti fanno spargere a terra e sulle pareti la finissima farina per farne pane, polenta, frittelle.Aldo Mignani responsabile dell'associazione canevarese coadiuvato dalla signora Barbieri si è giustamente dichiarato molto soddisfatto per il lavoro eseguito e pronto ad andare avanti in questo progetto della valorizzazione del mulino in senso mussale e per la sua ripresa dell'attività di macinazione. Ottimo il lavoro svolto in questo ambito quello dei due neo mugnai Benassi del Fornello e quello dell'esperto di storie della montagna, Gian Carlo Bertuccelli. Infine, ma non perché meno importante, è stata ben accolta la mostra fotografica allestita nelle stanze del mulino con fotografie del nostro Massimo Matelli, il quale ha sapientemente realizzato un reportage in Africa alla comunità guidata dall'ormai famoso "Nonno Luigi".

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