Il Tirreno

Nel cielo, dove osano le aquile

Nel cielo, dove osano le aquile

Il deltaplanista Fabio Salvetti: mi affiancano, forse mi temono... che spettacolo

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CARRARA. Il deltaplanista quasi tutti i giorni, vento a favore, decolla nei pressi del Piazzale dell'Uccelliera a Campocecina e si eleva per centinaia di metri. La grande aquila lo scorge, si stacca dalla roccia, gli vola incontro come una freccia bruna. Il deltaplano rosso e bianco ha la capacità di 12 metri quadrati. Sembra un grande uccello agli occhi perfetti dell'aquila; o forse un drago di antica spaventosa memoria, comunque un intruso dei cieli. «E poi quello strano animale… appeso al baricentro di sotto al velivolo…».

Il deltaplano ha un nome in sintonia con l'antico sfidante del sole: Icaro. Il deltaplanista si chiama Fabio Salvetti, 55 anni, nato a Marina ma da oltre 20 residente a Budoni in Sardegna. Lui si è diplomato all'Accademia di Belle Arti della nostra città ed ama la scultura. Poi i brevetti sportivi: skipper, maestro di sci e di volo libero. Naviga sul grande aquilone i cieli Apuani da 25 anni e 120 escursioni aeree all'anno sulle volte celesti di tutta la Penisola (anche a 5000 metri di quota). Sopra le nostre alpi Fabio colleziona oltre mille trasvolate. Lo incontriamo al ristorante "Raggio di Sole" di Maurizio Borghini, giornalista sportivo in arte "Cibaiè" nei pressi del suo luogo di atterraggio, quella panoramica striscia di terra a due passi dal mare lungo il Viale Da Verrazzano.

«Di incontri ravvicinati con la regina degli uccelli ne ho avuti diversi -afferma Fabio Salvetti-, di recente… tre. Appena decollato dai piedi del Monte Sagro avvisto l'aquila volteggiare proprio sotto di me. Poi lei prende a "termicare" sfruttando le calde correnti ascensionali, ed a salire di quota fino a portarsi alla mia altezza ad un paio di metri dall'ala destra di Icaro. Mi gira intorno, sparisce di botto alla vista, ed eccola di nuovo puntare diritto di fronte… all' estraneo. Splendido rapace con 2,50 metri di apertura alare, lo riconosco dal piumaggio del petto, è un maschio. Mi sfiora, poi vira di colpo e si piazza sopra la vela; infine mi ritorna di fianco sull'ala sinistra. Più in alto ad osservare le evoluzioni ci sta la femmina, che plana maestosa in silenzio perfetto come fanno gli alianti. Non provo mai paura -racconta Salvetti- solo uno stupore mirabolante come fosse un sogno mitologico che si avvera, tra elettrizzanti scariche di adrenalina a percorrere il mio corpo dalla testa ai piedi. Dicono che l'aquila sia padrona assoluta di decine e decine di chilometri quadrati di firmamento, e che ci tenga alla territorialità del suo spazio vitale. Il deltaplano forse lo vedono come un enorme pennuto invasore e stanno all'erta tenendolo d'occhio di soppiatto od alla luce del sole».

Salvetti quindi lassù a Campocecina e dintorni osano di nuovo le aquile? «Sì, se Dio vuole. Dopo la serrata delle micidiali fabbriche di pesticidi e di veleni il nostro habitat si è risanato, ripopolato di rapaci, animali ed animaletti vari; un vero miracolo della natura da mantenere a tutti i costi. Torniamo alle aquile - prosegue Fabio Salvetti- l'altro giorno volavo sul Pisanino a 2500 m. di altitudine. Ecco che ne arriva una giovane di due metri d'apertura alare. Si getta in picchiata e mi gira intorno; io la guardo, lei mi punta. Vira alla massima velocità e socchiude le ali. Posso osservarla nella sua meravigliosa maestà: becco robusto ricurvo, zampe ricoperte di piume, artigli lunghi ed affilati, piumaggio color bruno scuro con penne dorate sul capo che paiono proprio una regale corona. Che bellezza... Ricordo tempo fa che volavo sui cieli sardi, nel nuorese, sopra la vetta del monte Corrasi. E' probabile che mi sia avvicinato troppo alla roccia del nido dell'aquila, quando eccone due che mi sfrecciano contro. Una coppia adulta, mi si affianca sempre più vicina alla vela del deltaplano, poi mi scorta per chilometri lontano dalla tana. Quando ritengono sia in zona di sicurezza, mi danno un'occhiata e se ne volano via… verso casa».

Salvetti, volare con le aquile sulle Apuane…: «Con le aquile, ma non solo. Ci stanno le poiane ed i falchi in questo nostro panorama irripetibile che va dal Magra al Serchio e si perde nell'azzurro infinito del mare, tra cave di marmo che sembrano un'immensità di neve ed una stupefacente opera scultorea. Volare con le aquile, giocare con loro nell'alto del cielo sopra Carrara, ti dona un perfetto sentimento di libertà assoluta. Rendiamo omaggio e rispetto al regale uccello che è ritornato ed abita ancora sulle Alpi Apuane. Grazie natura -conclude il deltaplanista- e grazie aquile solo per il fatto di esistere».

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