Il dolore
E la forza dell’Aida riscalda Avenza
Un amore travolgente, la guerra e gli intrighi sullo sfondo dell’antico Egitto, il tutto addolcito dalle romanze più belle
CARRARA. La grande lirica torna sotto la torre di Castruccio. L’appuntamento, stasera alle ore 21, è con una delle più imponenti (e rappresentate) opera di Giuseppe Verdi, Aida.
Un tributo a tutti gli amanti della lirica ma anche una storia di amore, ma anche di guerra, di tradimento e, soprattutto di grandi passioni, ambientata in un affascinante Egitto che sapranno affascinare il grande pubblico, anche chi non conosce bene l’opera sarà coinvolto dalla trama e delle suggestioni. A completare il tutto una serie di romanze famose, amate da tutti i melomani.
La storia prende le mosse dalla passione bruciante di un condottiero Egiziano, Radames, per la schiava etiope Aida. Sullo sfondo la guerra fra i due popoli. E proprio Radames dovrò partire per combattere contro il re dell’Etiopia, padre di Aida, ridotta in schiavitù per essere finita in mani egiziane. E, lo stesso condottiero dovrebbe sposare la figlia del re d’Egitto, Amneris che di lui è perdutamente innamorata. Un dramma nel dramma che finisce nel peggiore dei modi. Radamès, in seguito all’accusa di tradimento è condannato ad essere sepolto vivo. E la coraggiosa Aida dividerà con lui il terribile destino.
Un dramma a tinte forti che esalta la forza della passione. Tanti i momenti da ricordare all’interno di un’opera davvero monumentale. A cominciare da “Se quel guerrier io fossi!... Celeste Aida”, dove la dolcezza di Verdi raggiunge vette inarrivabili.
Particolarmente struggente è il momento in cui Aida, combattuta tra l’amore per il padre e la passione insana per il più temibile dei nemici, il condottiero egiziano Radames, chiede aiuto ai numi e intona:“Ritorna vincitor...” .
L’opera, ambientata fra i fasti, le stanze e i monumenti di un Egitto ricreato ad arte, conosce momenti altissimi anche all’epilogo della guerra quando un altro premio, indesiderato quanto irrinunciabile, attende l’eroe egiziano: la mano di Amneris, che gioisce della vittoria amorosa, mentre Aida piange il proprio destino. E, proprio mentre attende Radamès, rimpiangendo la patria perduta, canta la celebre romanza: “O patria mia... O cieli azzurri”. Il dramma volge alla fine con l’epilogo più tragico per Radamès che deciso a non opporsi al destino, non nasconde più i sentimenti che lo legano ad Aida. È accusato di tradimento e non si oppone alla pena capitale. la conclusione dell’opera, Il libretto è di Antonio Ghislanzoni, è di grande impatto. Sulla scena la cripta in cui Radamès sta per essere murato.
I sacerdoti chiudono il sotterraneo, Radamès pronuncia per l’ultima volta il nome di Aida, intonando“La fatal pietra sovra me si chiuse” e, come in sogno, la donna gli appare. Non è una visione, Aida è venuta a morire con lui con uno dei più bei cnati d’amore: “Morir! sì pura e bella”. Gli innamorati si abbracciano e si congedano, uniti e senza rimpianti, dal mondo crudele che li ha condannati “O terra, addio”. Sopra di loro Amneris, vestita a lutto, prega sulla tomba dell’amato, invocando la pace.
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