Il dolore
Apuane, vie segnalate male e pericolose
Il soccorso alpino lancia l’allarme sentieri: erbacce e pochi cartelli, chi non è abituato rischia di perdersi o di cadere
CARRARA. È allarme sicurezza per alcuni sentieri delle Alpi Apuane. A lanciarlo sono gli escursionisti che conoscono le nostre montagne come le loro tasche e che negli ultimi tempi si sono accorti che ci sono dei tratti pieni di erbacce e segnalati male. Da qui anche gli ultimi incidenti, per fortuna senza gravi conseguenze, accaduti in rapida successione dall’inizio di agosto. Il problema è duplice: mancano i fondi per aiutare il Cai a tenere le Apuane come uno specchio (la Regione stanzia un fondo ma fa quello che può) eppoi le montagne non sono battute come le Dolomiti. Ed è proprio il confronto con il Trentino a fare arrossire.
Più volte quelli del soccorso alpino hanno segnalato che ci sono delle strade che andrebbero riviste, anche per non creare dei pericolosi ostacoli a chi è alle prime armi. A volte basta davvero soltanto un po’ di erbaccia a far scivolare l’escursionista principiante. Anche una caduta da niente però innesca la complicata - e costosa - macchina dei soccorsi. Da qui la proposta: è meglio prevenire che curare. E quindi tanto vale investire qualche euro in più per la pulizia e la segnaletica piuttosto che far volare l’elicottero a caccia di dispersi o feriti.
Ma nessuno mette sul banco degli imputati il Cai, che ha in gestione la manutenzione delle montagne. I volontari fanno quello che possono. Anzi ci sono dei sentieri, come il 161 per esempio (Resceto-Castagnolo), che sono tirati a lucido. Ma è una via decisamente battuta. Come la Vandelli. Invece ci sono altre escursioni che nonostante presentino difficiltà minime, quasi a livello di passeggiata, possono diventare pericolose per lo stato di semi abbandono in cui si trovano. Magari perché quelli del Cai non hanno né tempo né uomini per tenerle sotto controllo. Insomma, bisogna fare qualcosa. Oppure le Apuane non diventeranno mai appetibili per tutti, dai bambini agli anziani.
Certo, va anche detto che buona parte degli incidenti viene causata dall’imperizia o dalla distrazione di chi pensa che basta indossare un paio di scarponi per trasformarsi in un novello Messner. Anche qui il soccorso alpino raccomanda prudenza. E soprattutto chiede di usare la testa. Troppe volte si trovano a dover soccorrere persone che si sono fatte sorprendere dal buio perché sono partite troppo tardi dalla vetta. Oppure anziani che stremati dalla fatica chiedono l’elicottero per poter tornare a casa (basta fermarsi prima di essere esausti). Poi c’è chi si avventura sulle rocce con le ciabatte infradito, o peggio ancora con scarpe da ginnastica con la suola liscia. Ma l’elenco delle sciocchezze non si ferma qui: qualche tempo fa padre e figlio, turisti provenienti dal Belgio, hanno fatto passare una notte d’inferno ai ragazzi del Sast perché hanno provato a raggiungere la vetta dell’Altissimo con una cartina della Prima guerra mondiale. Non paghi all’alba stavano tornando in albergo senza avvisare chi li stava cercando da ore.
Ma il vero problema, dicono al soccorso alpino, sono i fungaioli, che si scatenano verso settembre. Si vestono da cacciatori e si mimetizzano col territorio. Dall’alto, quando si perdono, è impossibile scorgerli: «Evidentemente hanno paura di indossare indumenti colorati, altrimenti il porcino e l’ovulo li vedono arrivare - scherza un volontario -. Ma basta davvero poco per non rischiare la vita, un cappellino colorato può ridurre di parecchie ore un intervento». Oggi è Ferragosto: prudenza.
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