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Legambiente “chiama” l’antimafia

Legambiente “chiama” l’antimafia

Lettera aperta di Paola Antonioli al presidente della commissione on. Beppe Pisanu: «Venite, la città ne guadagnerà»

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CARRARA. Con una lettera aperta all’on. senatore Beppe Pisanu, presidente della Commissione parlamentare, anche il circolo Legambiente di Carrara si unisce alla richiesta di un’inchiesta della commissione antimafia sulle cave di marmo di Carrara, avanzata dal vicepresidente Fabio Granata. Paola Antonioli di Legambiente non ha dubbi: «Siamo convinti che Carrara possa solo trarre vantaggio da un’inchiesta mirata a prevenire ogni infiltrazione della criminalità organizzata nel nostro territorio e ad sradicare quelle eventualmente già presenti». Fra l’altro, spiega Legambiente, la presenza della criminalità organizzata a Carrara è già documentata in passato, ricorda, e quindi «I motivi di preoccupazione non sono certo infondati: una rilevante infiltrazione economica della criminalità organizzata nelle cave di Carrara si è già verificata». Nel volume “Il vile agguato”, sottolinea Legambiente, Enrico Deaglio informa che «nel 1992 il pentito Leonardo Messina, interrogato da Borsellino, rivela che la mafia, col paravento della Calcestruzzi Spa (nel cui cda sedevano i boss palermitani Buscemi e Bonura, fidati alleati di Salvatore Riina), non solo si stava comprando di fatto tutte le cave e le betoniere d’Italia, ma era diventata anche padrona delle secolari cave di marmo delle Alpi Apuane». «Il riferimento - aggiunge Paola Antonioli - è al 1987, quando la Calcestruzzi acquisì il 50% dell’Imeg, controllando in tal modo anche il 65% della Sam. La presenza della mafia nelle cave fu segnata, nel 1991, dall’omicidio con un colpo di pistola dell’imprenditore Alessio Gozzani, poche settimane dopo un diverbio con Girolamo Cimino (cognato di Antonio Buscemi) nella cava Belgia. Per l’omicidio fu condannato all’ergastolo Carmelo Musumeci, padrino della Versilia».

L’omicidio di Alberto Dazzi. Scrive ancora Legambiente: «Carrara, inoltre, non ha certo dimenticato il clamoroso attentato con autobomba che ha ucciso l’ing. Alberto Dazzi il 15 maggio 1991; sebbene i responsabili non siano mai stati individuati, lo stile dell’omicidio è chiaramente mafioso». «Più recentemente - prosegue il documento inviato al presidente Pisanu - la ‘ndrangheta è stata presente nel secondo lotto dei lavori di costruzione della strada dei marmi. Secondo la relazione annuale 2011 della Direzione Nazionale Antimafia, infatti, le ispezioni della Dia di Firenze ai cantieri della Strada dei Marmi hanno segnalato la “costante presenza” dei membri della famiglia Sicilia (ritenuta affiliata ai Comberati-Garofalo, ‘ndrina di Petilia Policastro, Crotone)». Da segnalare ancora che i cantieri della Strada dei Marmi hanno subito vari furti e atti vandalici, uno dei quali nella sede della stessa Progetto Carrara.

Episodi allarmanti. Vi sono poi altri episosi allarmanti - aggiunge Legambiente - che inducono a ritenere tutt’altro che inesistente il pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore del marmo e, più in generale, nel nostro territorio. Dai sabotaggi agli atti intimidatori, dall’episodio delle molotv alle onoranze funebri Carraresi, al sequestro di una palazzina dei casalesi a Marina di Massa, alla confisca di vari altri beni. Ma anche l’allarme lanciato nel 2009 da Anna Canepa, sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Genova, di rischi infiltrazioni.Paola Antonioli ricostruisce anche le dure reazioni suscitate dalla proposta di un’indagine della commissione antimafia. E commenta: «In effetti, va riconosciuto che il Comune conosce perfettamente la situazione delle cave e regolamenta strettamente l’escavazione: peccato che lo faccia nell’interesse esclusivo degli industriali». Insomma, Legambiente sostiene «con convinzione l’apertura di un’indagine approfondita della commissione antimafia sul nostro territorio e nel comparto dell’escavazione del marmo. A differenza di chi ritiene che la città ne risulterebbe infangata, noi pensiamo che Carrara ne avrebbe tutto da guadagnare, non solo nel concreto ma anche nell’immagine. Una città che si impegna seriamente a prevenire ogni infiltrazione mafiosa, infatti, avrebbe una reputazione ben migliore di altre zone dove – per un malinteso senso dell’immagine – le autorità minimizzano o negano i rischi di infiltrazione, finendo per favorirli». (m.b.)

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