Il Tirreno

«Pronti a un referendum per uscire dalla Toscana»

di Francesca Ferri
«Pronti a un referendum per uscire dalla Toscana»

Sindaci a raccolta a Palazzo Ducale per discutere la riorganizzazione dell’ente Massa ripudia la capitale Prato. E dalla Lunigiana cresce il fronte dei filoliguri

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MASSA. Da Massa a Zeri, i comuni ai piedi delle Apuane sono pronti a indire il referendum pur di non vedere finire la provincia di Massa-Carrara sotto Prato. Non è una provocazione, né una minaccia, ma una dichiarazione di intenti proclamata ieri in una sede istituzionale come Palazzo Ducale a Massa.

Qui il presidente della Provincia, Osvaldo Angeli, ha convocato ieri mattina sindaci e rappresentanti di tutti i comuni del territorio per un punto sul da farsi in vista della rivoluzione degli enti locali prevista dalla spending review. E diversi sindaci hanno dimostrato di avere già le idee molto chiare.

Massa con Prato? Referendum. Il decreto che riorganizza le province accorpandole tra loro prevede che Massa-Carrara e Lucca formino un’unica provincia che deve inglobare anche Pistoia e Prato, quest’ultima futuro capoluogo. «Se il decreto non sarà modificato – annuncia in assemblea il vicesindaco di Massa, Martina Nardi – il Comune di Massa proporrà un referendum per interrogare i cittadini se davvero vogliono una provincia del genere». Non una questione di campanilismo, ma di organizzazione del territorio. «Sono per una riorganizzazione del territorio – spiega Nardi – ma con assegnazione chiara delle competenze. Dividere il territorio in aree vaste differenti per differenti settori crea frammentazione, destruttura lo Stato».

Un treno perso un anno fa. Nardi non risparmia una stoccata ai colleghi: «Un anno fa molti di quelli presenti oggi erano contrari a fare un’unica provincia con Lucca. Noi tutti, forze politiche e istituzioni, abbiamo perso allora il treno della riorganizzazione».

Questione di competenze. «Non si possono creare aree vaste a priori: prima si stabiliscano le competenze e poi, sulla loro base, si può decidere quanto può essere grande una futura provincia». Il presidente della Provincia Angeli abbraccia appieno la proposta del governatore della Toscana Rossi e la illustra all’assemblea. E c’è chi è d’accordo, proponendo la formula delle unioni dei Comuni.

Unioni dei Comuni. La proposta arriva dal sindaco di Bagnone, Gianfranco Lazzeroni. «Le aree provinciali soffrono di troppa conflittualità, meglio puntare sulle unioni dei Comuni che sono forme associate con politiche concordate, capaci di mettere in piedi progetti».

Fuga dalla Toscana. Parere comune a tutti i presenti all’assemblea è che se la riorganizzazione dei territori in nuove province, o aree vaste che siano, va proprio fatta, si tenga conto almeno dei fattori comuni, culturali, economici, geografici, perché gli accorpamenti siano più logici di quanto non lo siano attualmente. E la proposta, lanciata appena qualche giorno fa dal sindaco di Zeri, Egidio Pedrini, di staccare la Lunigiana dalla Toscana e unirsi alla provincia di La Spezia, trova nuovi sostenitori. «Approfittiamo di questa gaffe del governo per rimediare a un errore storico-politico protrattosi per mezzo secolo e costituiamo la provincia della Lunigiana, ovvero Massa-Carrara più La Spezia, da aggregare alla Liguria». Pedrini incassa l’appoggio dei colleghi di Podenzana, Tresana e Mulazzo. «Domani (oggi per chi legge, ndr) ricevo una delegazione da Fivizzano per discutere la proposta e il presidente della Provincia di La Spezia è solidale con me. A Sarzana stanno nascendo comitati per accoglierci e il sindaco di Rocchetta di Vara mi ha già chiesto come può aiutarmi». La decisione passerà attraverso un referendum preceduto, a settembre, da un convegno a Pontremoli.

Parlamentari “latitanti”. Oltre al referendum, che rimane l’ultima ratio, l’unica strada da percorrere per modificare il decreto è quella attraverso il Palazzo (Regione e parlamento). All’assemblea di ieri erano stati invitati anche i parlamentari Barani, Evangelisti e Rigoni e i consiglieri regionali Ferri, Marini e Rossetti, ma si è presentato solo Evangelisti (Idv) che ha promesso pressioni sul governo per rendere il decreto più flessibile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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