Il Tirreno

l’artista e’ carrarese d’adozione

Alì Mehiar fuggito dalle bombe di Damasco

Alì Mehiar fuggito dalle bombe di Damasco

CARRARA. E' appena tornato da Damasco, la capitale della Siria martoriata dalla guerra civile. Alì Mehiar è un artista carrarese d'adozione: nato a Damasco, ha però fatto nella nostra città tutti...

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CARRARA. E' appena tornato da Damasco, la capitale della Siria martoriata dalla guerra civile. Alì Mehiar è un artista carrarese d'adozione: nato a Damasco, ha però fatto nella nostra città tutti gli studi, dalle elementari fino alla Accademia di Belle Arti, dove sta seguendo la specialistica in scultura con Pier Giorgio Balocchi. La madre è Chirin Malla, artista anch'essa molto conosciuta in città; il padre Mustafa Alì, scultore, fu anch'egli allievo di Balocchi. Mehiar ha ancora negli occhi le immagini della guerra civile e nelle orecchie l’eco degli spari e delle bombe. Un mese fa circa ha deciso di andare a Damasco dal padre, per rendersi conto di persona degli avvenimenti. «Stavo organizzando un’assemblea di giovani artisti siriani, ma il giorno prima della data prefissata c’è stato l’attentato in cui sono rimasti uccisi il ministro della difesa e altri membri del governo, quindi ho annullato l'assemblea, e l'ho svolta su internet. E la situazione è precipitata». Coprifuoco notturno, la città piena di posti di blocco: «Bisognava evitare di stare all'aperto perché possono arrivare proiettili vaganti. Gli elicotteri del governo non si fermavano mai per cercare di bloccare l'avanzata dei ribelli, un proiettile è arrivato anche nella nostra galleria d'arte nella Damasco vecchia». Restare era pericoloso, anche perché Mehiar e suo padre sono alauiti, come gli attuali governanti. Al suo arrivo aveva fatto tappa a Beirut a una fiera d’arte, e di nuovo per uscire da Damasco, ha approfittato di un passaggio di un amico di suo padre per tornare a Beirut: «Cercano di andare tutti, nei giorni della crisi, c'era difficoltà anche ad approvvigionarsi dei beni primari, dal pane alla benzina. Mio cugino, è stato ferito al collo, parenti di mia madre Chirin hanno avuto due infarti. Stanno morendo dei giovani che non hanno a che fare con la politica. Assurdo e tragico: certo, anche secondo me questo governo è da cambiare, ma la libertà non si può imporre con le armi e con a forza».

Adesso il giovane Mehiar 26 anni può tornare a pensare a fare arte. Le sue opere sono in mostra a Torano Giorno e Notte, sono state realizzate ai laboratori della Padula; si intitolano Cubo, 1, 2, 3. «Rappresentano la vita di oggi, ormai tutta racchiusa in un cubo: appartamento, televisione, ecc.».

«Ho passato un mese d'inferno - interviene Chirin Malla - con il pensiero di mio figlio a Damasco, in mezzo alle bombe e alla guerra civile, ma adesso finalmente è qui».

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