Il Tirreno

Ramadan, cassa integrazione a Fermet

di Claudio Figaia
 Ramadan, cassa integrazione a Fermet

Rallenta il mercato nordafricano per la festa musulmana, il gruppo di Alberto Ricciardi va in affanno

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MASSA. La crisi morde tutti. E a volte arriva da lontano e colpisce “di rinterzo”. Succede così che anche la Fermet Spa, l’azienda a più alto fatturato annuo della provincia (187 milioni di euro), ricorra alla cassa integrazione. Da alcuni giorni la società guidata da Alberto Ricciardi ha firmato un accordo con le organizzazioni sindacali per l’accesso a un periodo di cassa integrazione ordinaria che scatterà a settembre e coinvolgerà a rotazione tutto il personale, 60-70 dipendenti per 13 settimane. Non si tratta, va detto, di una dichiarazione di stato di crisi: il business del gruppo Fermet, legato principalmente alla trasformazione e alla commercializzazione di rottami ferrosi, sentono meno di altri gli effetti della recessione.

No, il ricorso alla Cig – questo almeno è quanto rappresentato dall’azienda nell’incontro con i sindacati che ha fatto da premessa alla firma per la richiesta di concessione della Cassa – è dovuto a un momentaneo calo della produzione legato al mercato arabo. Sarebbe cioè il Ramadan, la più importante festa religiosa dei paesi musulmani, che dura un mese ed è inziata quest’anno il 31 luglio, ad aver provocato la temporanea difficoltà dell’azienda.

Fermet Group trasforma e vende rottami ferrosi alle principali aziende siderurgiche italiane e anche estere. Di recente, lo aveva annunciato lo stesso Ricciardi, l’azienda ha avviato proficui scambi con l’Algeria e altri paesi dell’Africa mediterranea. E, soprattutto, la società massese (ma che sta trasferendo la sua produzione all’Italcementi, in territorio carrarese), è la storica fornitrice della Feralpi di Lonato (Brescia), azienda leader nel campo delle forniture di ferro e acciaio per l’edilizia (i tondini, principalmente), gruppo che, a sua volta, ha importanti mercati nel Nord Africa. Tanto che ha deciso di sfruttare le banchine del porto di Marina di Carrara per le sue esportazioni via mare. Ora, il ramadan sta rallentando tutte le attività edilizie e produttive nel mondo arabo, riducendo, di conseguenza, le richieste di materiali dalle aziende italiane. Una congiuntura sfavorevole, calata in un quadro generale non certo di crescita, che ha portato il gruppo a ricorrere alla cassa integrazione. Che partirà a settembre, dopo il periodo di ferie estivo.

C’è da aggiungere che il gruppo di Ricciardi è impegnato in investimenti diversificati. Il più importante (e oneroso) la realizzazione del nuovo centro produttivo all’ex Italcementi. Poi, il sostegno alla Carrarese Calcio, infine l’acquisizione di quote (20%) per il rilancio della locale Ttn.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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