Sicurezza
Anche Stefan sente la crisi dipendenti senza paga da 4 mesi
Acque agitate nella catena low cost, in pericolo 15 posti di lavoro a Massa, altrettanti ad Aulla «Non ci danno lo stipendio ma ci fanno lavorare sette giorni su sette». E qualcuno si auto-licenzia
MASSA. Il low cost è il rifiugio per tanti consumatori alle prese con gli effetti della crisi, ma a Stefan – tempio dello shopping a basso prezzo – le cose vanno male lo stesso. Almeno a sentire lavoratori e sindacati. Da Prato, dove nei negozi Stefan ci sono stati scioperi e mobilitazioni, la crisi arriva a Massa e ad Aulla, dove la catena Stefan Spa ha due centri ben avviati.
«Non ci pagano da quattro mesi, aspettiamo il saldo di maggio, la quattordicesima di giugno e lo stipendio di luglio», dice Selene, giovane e combattiva cassiera del negozio di via Carducci a nome dei colleghi. «La situazione non è allegra, da una parte la società chiede al personale di lavorare sette giorni su sette a rinunciare per mesi al giorno di riposo compensativo pur di assicurare l’apertura dei negozi. Dall’altra paga gli stipendi a singhiozzo. È la dimostrazione di come le aperture selvagge nel commercio, di cui Stefan è stato precursore mesi addietro, contravvenendo anche alle ordinanze del Comune, non portino le aziende ad aumentare i loro fatturati, soprattutto in questo momento di crisi», dice Silvio Cerù, segretario provinciale della Uil Tucs.
Il ritardo nei pagamenti ha indotto alcuni dipendenti a chiedere il licenziamento per giusta causa, in modo da ottenere l’indennità di disoccupazione. Per gli altri dipendenti – una quindicina a Massa, altrettanti ad Aulla, le prospettive sono quanto meno incerte. Alla base della “crisi”, dicono i sindacati, investimenti non remunerativi della società, la “stangata” di Equitalia che ha chiesto al marchio fondato nel 1989 da Giuseppe Videtti, il pagamento di circa 2 milioni di euro di imposte e tasse pregresse, il peso economico di diverse vertenze davanti al giudice del lavoro da parte dai dipendenti. «Senza contare la sistematica azione della proprietà per osteggiare l’iscrizione dei dipendenti al sindacato», dice ancora Cerù. Nel giugno scorso si era diffusa la voce di un imminente fallimento della società, che aveva provocato un assalto ai negozi Stefan di tutta la Toscana per restituire la tessera di socio. Un timore rivelatosi infondato ma indicatore del clima che si era creato attorno all’azienda. Stefan aveva fatto sapere che non si trova in stato pre-fallimentare e che non vi è pericolo per i dipendenti di perdere il posto di lavoro, attribuendo le difficoltà alla generale crisi del settore. Ed in effetti, finora è stato così: non ci sono stati licenziamenti e i negozi sono aperti. Anche a Natale e il Primo Maggio, con contestazioni dei sindacati e multe dalle amministrazioni comunali per violazione dei regolamenti sul commercio. «I timori per il futuro, però, sono reali», sostiene ancora Cerù.
Stefan Stefan senteSpa occupa circa 600 lavoratori in una quarantina di punti vendita a Prato, Pistoia, Arezzo, Lucca, Massa, Pisa, Siena,Sarzana,La Spezia.
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