La manifestazione
«Con Prato no: troppo lontano da noi»
I sindaci lunigianesi e la Provincia del futuro: accettata l’ipotesi costiera con Lucca, ma Pedrini ribadisce: meglio la Liguria
PONTREMOLI. Comunque vada sarà un problema, verrebbe da dire.
Il ventilato riordino delle province contenuto nella spending review decisa dal governo Monti rischia di accentuare la perifericità della Lunigiana all'interno dei nuovi organismi territoriali, e vede i sindaci dei Comuni dell'estremo nord della Toscana dividersi su quella che potrebbe essere la migliore soluzione.
Meglio andare con Lucca, Prato o addirittura la Spezia? «Mi auguro sia fatta una provincia unica con Lucca – dice Paolo Grassi, primo cittadino di Fivizzano – perché credo che le peculiarità del nostro territorio siano simili a quelle della Garfagnana. E poi il nuovo capoluogo non dovrà essere troppo distante. Prato? Impensabile fare riferimento ad una città che è alle porte di Firenze, con tutto che credo sia necessario rimanere all'interno della Toscana. Il problema vero saranno le risorse limitate a cui le nuove province potranno accedere. Si parla di 5 miliardi di euro di tagli per il prossimo anno».
Dello stesso avviso Enzo Manenti sindaco di Licciana Nardi. «Ci si muova all'interno di un'area vasta che già caratterizza alcuni nostri enti – dice – quindi si accorpino Pisa, Livorno, Lucca e Massa-Carrara ma non altre. Certo dovrà essere costruita con intelligenza, mettendo sempre al centro il cittadino e creando organismi che siano scelti con il voto degli elettori. Ovviamente dispiace che una provincia come la nostra debba scomparire, visto il contributo che ha dato all'avvento della democrazia in questo Paese con la Resistenza. Ma se un sacrificio è necessario per il bene comune, lo faremo senza sentimentalismi».
Anche in questo caso dunque netto il “no” ad una maxi provincia con Prato capoluogo giudicata troppo lontana, sia culturalmente che geograficamente, dai problemi e dalla vita dell'estremo nord della Toscana. «Per ora c'è tanta confusione ed è difficile esprimersi – rimarca Lucia Baracchini, sindaco di Pontremoli – L'impressione è che si vada verso scelte concentriche, che non tengono conto della specificità dei luoghi e che vanno a vantaggio di realtà che già sono avvantaggiate. Il rischio è quello di essere dimenticati, di diventare sempre più zona di frontiera e di dover abbandonare alcune relazioni storiche coltivate nel tempo. Penso al legame di Pontremoli con Parma e guardo personalmente con interesse alla Spezia che invece manterrà la sua provincia e con cui si potrebbe creare una realtà a misura d'uomo».
La piccola provincia ligure, pur al di sotto dei parametri di popolazione e superficie, sopravviverà in quanto confinante solo con una futura città metropolitana Genova e con provincie di altre regioni.
Al momento in ogni caso la legge non permetterebbe accorpamenti tra territori regionali diversi, ma una soluzione che andasse verso una nuova vita della cosiddetta “Lunigiana storica” è comunque vista con favore da alcuni.
C'è anche chi va oltre, come il sindaco di Zero Egidio Pedrini, da tempo ormai paladino di una “fuga” da Massa-Carrara.
«Se potessi scegliere io direi subito Genova e in seconda battuta la Spezia - dichiara – I nostri tratti storici e culturali dicono che siamo liguri a tutti gli effetti. Poi potrei portare molti esempi pratici: pensiamo solo che a Zeri ho 1100 contribuenti zeraschi e 1500 sparsi tra queste due province liguri, cioè il 60% circa. Dei miei concittadini solo il 4% si sposta regolarmente verso Massa, e questo solo perché hanno bisogno di recarsi in uffici della provincia o del Tribunale. Il resto gravita verso il genovesato e lo spezzino. Per non parlare poi delle distanze: siamo a 88 chilometri da Genova e a 200 da Firenze, per noi un ipotetico capoluogo a Prato sarebbe la fine».
Il sindaco di Zeri Egidio Pedrini, come accennato, già in passato ha espresso più volte la sua volontà di cercare di cambiare provincia e regione.
«E ho il sostegno dei miei concittadini e molte mail da abitanti di Podenzana, Tresana, Pontremoli e anche da Fivizzano che si dicono d'accordo con me. Accorparsi con la Spezia vorrebbe dire entrare in un'entità con pari diritti, invece che subire un'annessione».
Non resta che attendere le decisioni definitive, ma certo, il dibattito è davvero come l’attuale estate: rovente.
Andrea Bonatti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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