Il Tirreno

«Aiutate mio figlio per venti giorni o io non mangio più»

«Aiutate mio figlio per venti giorni o io non mangio più»

Giovanni è il padre di un ragazzo con una malattia rara Il giovane torna a casa, ma i servizi sociali negano supporto

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MONTIGNOSO. Ha iniziato lo sciopero della fame Giovanni Diamanti, sottufficiale della Marina militare in pensione. La sua è una protesta contro i servizi sociali del Comune di Montignoso: le assistenti non gli vogliono concedere un operatore per due ore al giorno. Per un periodo limitato: dall’8 al 28 agosto. Giusto il periodo che suo figlio Denis, 17 anni, trascorrerà al Cinquale per visitare la tomba della madre (morta di tumore giovanissima) e stare un po’ col babbo.

Denis ha bisogno di assistenza 24 ore su 24 perché è affetto da una malattia rara: la sindrome di Klinefelter (vedi box). Giovanni ventidue ore al giorno le garantisce («è il mio figliolo, ci mancherebbe»), ma per centoventi minuti - dal lunedì al venerdì - vorrebbe poter essere libero di andare a fare la spesa e rilassarsi un po’. «Non è semplice stare sull’attenti giorno e notte, tutte le volte che viene per me è una fatica immane». E infatti in due occasioni Denis è scappato quando era a casa del genitore: «È la malattia che gli fa perdere il controllo, apre la porta e comincia a vagare senza meta. L’ho trovato una volta dai pompieri, un’altra era in mezzo alla strada. Stavamo in un altro appartamento, ora invece ne ho preso uno più sicuro. Però mi devono dare una mano, non chiedo nulla. Soltanto un operatore per due ore la mattina dal lunedì al venerdì».

I servizi sociali pensando di venirgli incontro gli avevano offerto una persona per un’ora al giorno. Gli avrebbe dato una mano con le pulizie di casa. Giovanni si è risentito: «Casa mia è uno specchio, pulisco io. Ci sono abituato. Non hanno capito che a me serve un uomo, perché una donna rischia di non tenerlo, che lo sorvegli. Dalla nove alle undici, per esempio. Giusto il tempo per sbrigare le commissioni quotidiane. Venti giorni a uno che non ha mai chiesto nulla si possono concedere, no?».

Denis quando torna a casa sta bene. Viene a Montignoso a Natale e a Ferragosto. Sta con Giovanni, un bel rapporto che la lontananza fortifica. Il ragazzo studia a Chieti e quando torna ai piedi delle Apuane sente il bisogno di tornare a vedere le sue montagne, come faceva da bimbo quando il papà lo prendeva con sé e se lo «spupazzava». Un rapporto intenso fatto di contatto fisico: «Ero imbarcato per mesi e mesi - continua l’uomo -, sono stato perfino nel Golfo Persico e la mia famiglia mi mancava. Così quando tornavo ero tutto per loro».

Poi la moglie si ammala di un tumore al cervello e se ne va via veloce veloce. Prima, però, sul letto di morte chiede al marito di tenere Denis come un gioiello. Manco il bisogno di promettere: è un contratto di sangue bagnato dalle lacrime di due coniugi che si volevano un bene dell’anima. Ora Giovanni ha paura di non poter mantenere la parola data, o meglio ha paura che da una sua distrazione possa accadere qualcosa. Con molta umiltà chiede due ore di tempo per sé. Ma la burocrazia non solo gli dice no, gli vuole imporre un estraneo che gli pulisca quell’appartamentino che lui tiene come uno specchio. «Non mi possono trattare così, o mi accontentano o non mangio più».

Mentre attende con impazienza l’otto agosto, si spupazza il suo unico amico: Lapo, un cagnolino di nove mesi che ha preso al canile per avere un po’ di compagnia quando Denis se ne sta in Abruzzo. L’animale mangia, non è interessato a questa battaglia contro i mulini a vento della burocrazia: «Mancano pochi giorni, poi il mio ragazzo sarà qui. La casa più grande l’ho presa per lui. Mi chiederà di andare a visitare la tomba della madre, sarà la prima cosa che faremo insieme. Poi lo porterò in piscina, così si diverte e si passa le giornate. Tutte le mattina avrà la sua amata schiacciata sul tavolo. È la mia vita, non vedo l’ora che arrivi. Senza operatore per me sarà complicato. Ho promesso a mia moglie che lo avrei tenuto come un gioiello e così farò. I servizi sociali si mettano una mano sul cuore e mi diano una mano». Due ore al giorno per venti giorni, sembra assurdo dover elemosinare così poco. O no?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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