Il Tirreno

Ombrelloni chiusi, protesta a metà

di Melania Carnevali
Ombrelloni chiusi, protesta a metà

Tante adesioni allo “sciopero” dei balneari contro le aste, ma c’è chi non ci sta e chi chiede, invece, una lotta più dura

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MASSA. C’è chi ha partecipato tenendo gli ombrelloni chiusi, e chi no. C’è chi ha organizzato un aperitivo "letterario" e chi invece ha fatto volantinaggio. C’è chi parla di comunicazione e chi di protesta. Ieri, i balneari, hanno risposto così – ognuno a suo modo – alla protesta nazionale indetta dai sindacati di categoria (Fiba-Confesercenti, Sib-Confcommercio, Cna, Balneatori e Assobalneari) contro la direttiva europea Bolkestein che, a partire dal gennaio 2016, porterà alle aste degli stabilimenti balneari. Una giornata informativa - così l’hanno voluta chiamare i balneari - con un grande obiettivo: tenere i riflettori accesi sulla questione.

«Il primo grande scopo – commenta Stefano Gazzoli, vicepresidente di Riviera Apuana – è fare chiarezza sull'impatto che questa direttiva avrà sul territorio. Viviamo nell'incertezza. Gli stabilimenti balneari vivevano nella felicità economica che ora sta venendo a mancare. Non sapendo che ne sarà di noi, non investiamo più e così il settore si paralizza. Ma se ci fermiamo noi, si ferma anche tutto il mondo che ci gira intorno. Vogliamo far sapere al cliente cosa sta succedendo intorno a lui».

Ombrelloni chiusi, dunque, ma solo dalle 9 alle 11, ai Ronchi, a Marina e qualcuno a Poveromo. Anche se qualcuno avrebbe voluto fare di più: «Sarebbe stato saggio - sostiene ad esempio Yanny Mendez, incaricata del bagno Delfino ai Ronchi - chiudere tutti e tutto il giorno. Noi abbiamo chiuso gli ombrelloni due ore come previsto e i clienti ci hanno appoggiato». Altri,invece, hanno scelto forme più light, limitandosi al volantinaggio e alla comunicazione faccia a faccia. «Non trovavamo sensato chiudere gli ombrelloni – commenta Sara Chioni, titolare del bagno Tropicana – anche perché la mattina non c'è nessuno in spiaggia». C’è chi poi ha organizzato una tavola rotonda a base di cocomero e spumante, come al Bagno Sara, con l’obiettivo, spiega ancora Gazzoli, di informare e far riflettere i clienti sulla situazione di incertezza che ci attanaglia.« Alla fine i nostri clienti vivono questi bagni come una loro seconda casa ed è giusto coinvolgerli».

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