Il Tirreno

Chiude l’Ilva? Trema la Sanac: sciopero

Chiude l’Ilva? Trema la Sanac: sciopero

Il 50% della produzione della fabbrica massese (del gruppo Riva) destinato all’impianto di Taranto. I timori dei lavoratori

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Sciopero ieri alla Sanac: quattro ore di fermo produzione al mattino con i lavoratori all’esterno della fabbrica con gli striscioni di Cgil, Cisl e Uil (i sindacati che hanno promosso l’iniziativa). Uno sciopero particolare: uno sciopero di solidarietà con gli operai della Ilva di Taranto che rischiano di perdere il lavoro con la chiusura dello stabilimento; uno sciopero per esprimere tutti i timori che la vicenda tarantina suscita tra i lavoratori Sanac. Che sono tanti. Perchè Sanac, 150 dipendenti nel centro produttivo di via Dorsale, è una società del gruppo Riva, cioè degli stessi proprietari, alcuni dei quali ora agli arresti domiciliari con le pesantissime accuse di avere avvelenato Taranto. E perchè il 50% della produzione di Sanac – mattoni refrattari e altri “accessori” per la colata degli altiforni – è destinata proprio all’Ilva di Taranto.

Ma uno sciopero particolare anche perchè qui nella zona apuana il conflitto fra lavoro e ambiente-tutela della salute è già stato vissuto in modo drammatico negli anni Ottanta, quando l’industria chimica targata Iri occupava la zia e quando ci fu l’esplosione della Farmoplant.

«La preoccupazione dei dipendenti è comprensibilmente alta, questa è un’azienda (una delle poche in provincia ndr.) che non risente della crisi, che sta investendo per migliorare e aumentare la sua capacità produttiva, che è formata da lavoratori giovani. Le rupercussioni sul territorio apuano derivanti da un eventuale dimezzamento della sua attività sarebbero pesantissime», dice Patrizia Bernieri, segretaria provinciale della Cgil.

Renzo Bonini, della Rsu di Sanac, è sulla stessa linea: «Per noi il rapporto con Ilva è fondamentale, chiediamo una soluzione equa che da una parte garantisca la sicurezza e la salute dei cittadini e dei lavoratori di Taranto, ma al contempo non metta in ginocchio l’impianto Ilva, il più grande d’Europa, e con esso l’intero comparto siderurgico italiano, indotto compreso».

Lo sciopero indetto ieri dai sindacati Cgil, Cisl e Uil alal Sanac di Massa aveva una dimensione nazionale: in contemporanea sono stati chiamati a incrociare le braccia i lavoratori degli stabilimenti Sanac di Vado Ligure, Gattinara (Vicenza) e Sassari).Per lo stesso motivo: dire no alla chiusura dib Taranto per difendere i propri posti di lavoro.

Claudio Figaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web