Il Tirreno

La Syntech chiude la cassa integrazione sfuma per 45 tute blu

di Francesca Ferri
La Syntech chiude la cassa integrazione sfuma per 45 tute blu

L’azienda rifiuta di mantenere aperto qualche reparto Leorin (Uilm): «Temiamo che a settembre scatti la mobilità»

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MASSA. Fumata nera per i quarantacinque lavoratori della Syntech di Massa. L’incontro con i vertici aziendali che ieri doveva portare alla richiesta della cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale è finito senza un accordo: non ci sarà “stato di crisi” ma direttamente la “chiusura dell’attività” e quando a settembre finirà il periodo di cassa integrazione ordinaria, per i 45 ex lavoratori potrebbe aprirsi direttamente la mobilità. In ogni caso si è chiusa definitivamente ogni speranza di poter riprendere uno scampolo di produzione.

«Abbiamo chiuso l’incontro con un verbale di non accordo», spiega Giancarlo Leorin della Uilm, ieri all’incontro con Marco Battistini della Fim, Luisa Petrini della Fiom, le Rsu della Syntech, Paolo Polese amministratore dell’azienda e il direttore dello stabilimento Dusi.

«I lavoratori avevano chiesto se c’erano possibilità di mantenere aperto qualche reparto – spiega Leorin – in modo che, se qualche imprenditore era interessato a prendere in affitto un ramo d’azienda, il passaggio sarebbe stato più facile. Ma l’azienda ha lamentato una perdita di diverse migliaia di euro ogni mese e perciò ha deciso per la chiusura».

La decisione era stata comunicata già ieri dopo una riunione che si è svolta nel pomeriggio di martedì in Regione con l’assessore al lavoro della Toscana Gianfranco Simoncini. A niente sono valsi i tentativi di mediazione dell’assessore Parrini, che ha creduto fino in fondo in un miracolo. «A questo punto – spiega Leorin – la società si è riservata di decidere se chiedere la cassa integrazione straordinaria o passare direttamente alla mobilità. In ogni caso la Syntech chiude».

L’azienda aveva aperto dieci anni fa nell’area ex Olivetti. Il Comune di Massa ha ribadito il suo impegno a impedire il frazionamento dell’area con gli strumenti urbanistici e ogni destinazione diversa da quella produttiva, anche per bloccare eventuali mire speculative. Da parte sua la Regione garantisce il suo impegno a verificare i motivi del mancato pagamento di fondi statali dovuti all’azienda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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